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di Giulio Gavino

 

La Stampa, 2 febbraio 2015

 

Un detenuto settantenne chiede la pensione sociale ma scopre che per tutti, famiglia compresa, era morto circa due anni fa. È una vicenda ai confini della realtà quella che riguarda un recluso per reati contro il patrimonio ospite da tempo nel carcere di Valle Armea. A sciogliere la matassa degli errori e a fare chiarezza ci ha pensato la Polizia penitenziaria di Sanremo.

Quando la scorsa estate Saverio P. classe 1945, milanese, aveva chiesto che gli venisse corrisposta la pensione, dal Comune di Milano (chiamando in causa quello di Sanremo) avevano subito segnalato la cosa alla Polizia giudiziaria. Il motivo "Tentata truffa e sostituzione di persona" perchè quel Saverio ai terminali degli uffici demografici risultava morto da addirittura due anni. "Ma se ce l'abbiamo noi qui vivo e vegeto" - ha sospirato un ispettore della Polizia penitenziaria che non ha mollato e ha proseguito gli accertamenti.

Scava scava ha scoperto che in effetti a quel tempo in un parco cittadino del capoluogo lombardo era stato trovato il cadavere di un clochard che aveva in tasca il documento, la carta d'identità, di Saverio. Le forze dell'ordine avevano chiamato la famiglia e un fratello l'aveva in qualche modo riconosciuto. Tradito evidentemente dalle condizioni tutt'altro che buone del cadavere del barbone, dai capelli e dalla barba lunga e dall'aspetto trasandato.

Poi la famiglia gli aveva fatto il funerale, pagato il loculo (di fatto ad uno sconosciuto) e gli eredi legittimi si erano anche suddivisi l'eredità. Intanto, senza che nessuno lo sapesse, Saverio era in carcere, a scontare la condanna, magari un po' triste perchè nessuno lo andava a trovare. Ma era naturale, chi voleva andare a trovarlo andava al cimitero.

A questo punto la polizia giudiziaria ha convocato d'urgenza il fratello che un po' intimorito si è trovato a dover riconoscere Saverio, che credeva morto. E il riscontro è stato positivo, con seguito di commozione e scongiuri ma soprattutto con una serie di incredibili ripercussioni per il "resuscitato" e per la sua famiglia.

Per Saverio P. la buona notizia è che potrà incassare la pensione e anche gli arretrati. Restano invece da definire tutta una serie di altre questioni, a partire dal fatto di chi sia l'uomo seppellito con il nome di Saverio sulla lapide, quello morto nel parco di Milano con in tasca la carta d'identità di Saverio. Poi ci sono le questioni amministrative.

I beni ereditati dai congiunti di Saverio tornano a lui? E se sono stati venduti a terzi gli atti sono da considerarsi nulli? Insomma, una situazione amministrativa e giuridica tutta da chiarire e da definire. E non sarà un compito facile.

Una storia incredibile, insomma, e un colpo del destino imparabile? No, questo no, se Saverio avesse denunciato il furto o la scomparsa del documento probabilmente tutto questo non sarebbe accaduto. Ma al di là di questo chissà adesso quante risate si farà andando a trovare la propria tomba al cimitero.