di Giovanna Loccatelli
La Stampa, 5 luglio 2025
La situazione esplosiva nel carcere di Sanremo è stata confermata. Ma nuovi e preoccupanti dettagli sono emersi dopo la visita della delegazione. Uno di questi riguarda la salute dei detenuti e la gestione dell’infermeria: “È evidente che è un luogo molto appetibile soprattutto per chi ha dipendenza da droga o farmaci: pensano di andare lì e se non ottengono quello che cercano, spesso minacciano il personale o vanno in escandescenza” spiega Sergio D’Elia, di Nessuno Tocchi Caino. Il problema, in questo caso, non è il numero esiguo dei medici e infermieri presenti: “Il numero dei dottori è sufficiente ma l’organizzazione è assolutamente da rivedere”.
Molti giovani detenuti magrebini hanno dipendenza da Lyrica: “È un farmaco che magari hanno conosciuto e utilizzato soprattutto durante l’esperienza migratoria. Usato per combattere la fatica e la sofferenza psichica legate a eventi estremi”. Ma è anche una sostanza che viene spesso usata da chi fuma crack e ha bisogno di ammortizzatori chimici per gestire stati di ansia e depressione. I detenuti, italiani e stranieri, che hanno questo tipo di dipendenza sono i primi ad “affollare” l’infermeria del carcere di Valle Armea.
D’Elia su questo punto è molto dettagliato e accurata nella descrizione del problema: “Una persona che ha queste dipendenze andrebbe curata altrove. Ma poi rimarrebbero in carcere veramente in pochi”, rincara la dose. Il problema è che la salute dei detenuti peggiora e di conseguenza anche la sicurezza: “Il personale medico è sotto pressione perché spesso viene minacciato da persone fuori controllo”. Ma al momento non ci sono alternative sul tavolo.
A confermare questa situazione anche il medico Lorenzo Vigo che lavora dentro il carcere: “Spesso fanno finta di prendere il farmaco, ma non lo ingoiano. Poi quando si trovano in cella, lo sputano e lo scambiano tra di loro”. Della seria, io ti do una cosa e tu me ne dai un’altra: “Un vero e proprio baratto. Magari in cambio prendono sigarette o chissà cos’altro” esclama Vigo. La situazione è che molti “sono sballati e vengono già con un dosaggio che pretendono: io spesso batto i pugni sul tavolo e li mando via”. Ma conclude, avvilito: “Non tutti i colleghi lo fanno”. Infine, la ciliegina sulla torta, è la presenza di un solo psichiatra per tutta la struttura: “Fa le ore che deve per contratto, e poi se ne va”. Un disagio che andrebbe toccato con mano, da tutti











