di Giulio Gavino
La Stampa, 1 maggio 2026
Un contratto, vero, con busta paga, i contributi pagati e tutti gli annessi e connessi, per riprendere a vivere dopo aver saldato il conto con la Giustizia e la Società. Da trafficante di droga all’impiego stabile con un’azienda che ha bisogno di manodopera qualificata. E’ iniziato qualche tempo fa un progetto che non fa del reinserimento solo una “stampella” provvisoria ma una pietra angolare della “seconda vita” fuori dal carcere. A beneficiarne, in effetti, è un detenuto poco più che trentenne che al momento vive in regime di semi-libertà. Ma ancora per poco. Di giorno se ne va al lavoro, la sera per dormire torna in cella.
Il posto gliel’ha dato la cooperativa Ma.Ris. quella che gestisce, e bene, la Rsa Casa Serena per conto del Comune di Sanremo. Il tutto è stato possibile dopo l’istituzione, voluta dal vice sindaco e assessore ai servizi sociali Fulvio Fellegara, del Garante dei Detenuti, nella persona di Luca Ghiglione, che è riuscito a gettare un ponte di costruttiva collaborazione con la direzione del penitenziario di valle Armea. “Un percorso importante - spiega - dove il lavoro rappresenta non un’opportunità ma una garanzia”. Certo, per poter avere l’offerta bisogna essere dei detenuti modello, con tutte le segnalazioni e gli avvalli, dagli educatori del carcere alla direzione. “Perchè il problema è che in carcere spesso non si fa nulla - spiega il Garante - la determinazione ad una riabilitazione concreta passa dal lavoro”. Il Comune di Sanremo ha presentato già due progetti che sono al vaglio del ministero di Grazia e Giustizia, ma la prima busta paga reale rappresenta una novità importante.
“In una realtà come quella del Ponente - spiega ancora Ghiglione - dove spesso di cerca personale che non si trova le aziende possono iniziare questo percorso e dare un’opportunità a chi ha vissuto l’esperienza carceraria con lo spirito e la convinzione della riabilitazione”. E a supporto c’è anche una legge dello Stato che per questo tipo di contratti garantisce sgravi contributivi anche nell’ordine di 500 euro al mese. “È il giusto equilibrio - spiega il Garante - ci abbiamo provato e sta funzionando”. Lo sanno bene i nonnini della casa di riposo che a quel giovane si affidano tutti i giorni o quelli di frazione Poggio che hanno imparato a conoscerlo e a dargli, contratto a parte, un’altra possibilità reale e concreta, che passa da una pacca sulla spalla, a un sorriso e una stretta di mano. Se si sbaglia e si paga, insomma, si può ripartire.











