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di Bruno Persano

 

La Repubblica, 23 gennaio 2015

 

L'ultima fuga un anno fa. Arrestato in Francia e condannato a sei anni per evasione, era rinchiuso nella casa circondariale di Sanremo. Si è suicidato nel carcere di Sanremo Bartolomeo Gagliano il serial killer di Savona condannato di recente a oltre 6 anni di reclusione per l'evasione dal carcere di Marassi e il sequestro di un panettiere avvenuto durante la fuga verso la Francia. Gagliano si è impiccato con un lenzuolo alle sbarre della finestra della sua cella.

"Il detenuto si è impiccato alle grate della finestra, presso l'infermeria del carcere, dove era stato ricoverato ieri sera" dopo che aveva tentato il suicidio con una lametta, fa sapere in una nota il sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe.

Dall'inizio dell'anno già 4 detenuti suicidi in carcere - Con la morte di Gagliano, ricorda l'osservatorio permanente sulle morti in carcere, salgono a quattro i detenuti che si sono tolti la vita dall'inizio del 2015. I precedenti tre casi sono avvenuti nelle case circondariali di Monza e Venezia e nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Lo scorso anno i carcerati suicidi furono 43.

L'ultima fuga - Gagliano era rinchiuso nel carcere di Sanremo da poco più di un anno, da quando, a Mentone, la polizia francese lo fermò dopo tre giorni di latitanza. Allora il giudice di sorveglianza di Genova gli aveva concesso una licenza dal carcere di Marassi. Sequestrò un panettiere e con la sua auto passò la frontiera.

Alle spalle tre omicidi - Gagliano, 55 anni, siciliano di origine, era considerato da polizia e carabinieri "individuo molto pericoloso". Oltre ai tre assassini, aveva alle spalle anche un tentato omicidio: quello della fidanzata, una ragazza toscana, ferita con un colpo di pistola al volto durante un gioco erotico. Era l'aprile del 1990, ma il primo delitto risale a nove anni prima quando Gagliano uccise a Savona, sfondandole il cranio con una pietra, Paolina Fedi, di 29 anni. Venne condannato a otto anni di manicomio criminale a Montelupo Fiorentino da dove evase però nel 1989, assassinando poco dopo, a colpi di pistola, una transessuale uruguayana e un travestito.

Uccise a colpi di pietra una donna - Un colpo di pistola alla bocca era la sua "firma" sugli omicidi, ma fu sempre giudicato infermo di mente. Teatro degli omicidi l'autostrada Genova-Savona, e il quartiere di Carignano nel centro di Genova. Il primo delitto la notte del 15 gennaio 1981 quando Gagliano - aveva 22 anni - uccise a colpi di pietra una donna all'altezza del casello di Celle Ligure.

1989: un delitto e un tentato omicidio - Il giorno di San Valentino dell'89 la vittima fu il travestito Francesco Panizzi freddato nei giardini di Poggio della Giovane Italia, nel quartiere borghese di Carignano; il giorno dopo, in corso Aurelio Saffi, a poche centinaia di metri dal precedente omicidio, Gagliano sparò alla gola ad una donna rimasta in vita perché miracolosamente il proiettile sfiorò la colonna vertebrale.

Quella volta che sparò tra la gente - E nell'83, sfruttando una breve licenza concessa dai medici, Gagliano sequestrò un'intera famiglia e da Massa Carrara raggiunse Savona, spianò la pistola alla tempia di un taxista e minacciò un vigile urbano. Infine, inseguito dai carabinieri, si mise a sparare a caso tra gli studenti e ferì una diciassettenne.

E poi rapine, droga, armi, stupri - Finì in carcere dopo essere stato fermato ad un posto di blocco: in auto gli trovarono bossoli calibro 7.65 sparati dalla stessa pistola che aveva "firmato" i delitti. Ma la sua carriera criminale non si concluse qui: negli anni seguenti si susseguirono rapine, stupri, estorsioni, aggressioni, oltre a detenzione di droga, armi ed esplosivi.

 

"Carcere di Sanremo ad alto rischio", di Paolo Isaia (Secolo XIX)

 

Dieci giorni fa gli era piombata addosso l'ultima condanna, 6 anni e 10 mesi per rapina, sequestro di persona ed evasione, accuse legate alla rocambolesca fuga del dicembre 2013 durante un permesso premio dal carcere di Marassi, dov'era detenuto dal 2006 ancora per rapina, per aggressione e per detenzione di armi.

Da Marassi, dopo la cattura a Mentone, Bartolomeo Gagliano, 56 anni, serial killer di origine siciliana, era stato trasferito a valle Armea. Dove, ieri mattina, si è tolto la vita. Gagliano si è impiccato alle sbarre della sua cella utilizzando le lenzuola. Il corpo è stato scoperto intorno alle 10.30 dagli agenti della polizia penitenziaria, che hanno subito avvisato il 118. Per l'uomo, però, non c'era più nulla da fare.

Sul suicidio indagano i carabinieri di Sanremo, coordinati dal magistrato di turno, il pm Antonella Politi che, dopo la relazione del medico legale, valuterà se disporre o meno l'autopsia su Gagliano. Ma se la morte del cinquantaseienne non sembra nascondere misteri, ci sono altre circostanze da chiarire. Secondo quanto denuncia il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, l'uomo sarebbe stato trasferito in una cella dell'infermeria dopo essersi procurato delle ferite sul corpo, mercoledì sera.

E negli ultimi giorni avrebbe manifestato una sempre maggiore agitazione. Gagliano, del resto, era stato condannato a 10 anni di carcere psichiatrico perché ritenuto infermo di mente quando commise il suo primo omicidio; evaso sempre durante delle licenze premio, tornò a uccidere altre due volte, venendo assolto per vizio totale di mente, e quindi trasferito in un ospedale psichiatrico giudiziario, prima della condanna del 2006. Per il Sappe, il suicidio di Bartolomeo Gagliano è legato alle criticità del carcere di valle Armea denunciate a più riprese.

"Purtroppo, nonostante il prezioso e costante lavoro svolto dalla polizia penitenziaria, pur con le criticità che lo caratterizzano, non si è riuscito a evitare in tempo l'insano gesto del detenuto - le parole del responsabile Donato Capece - avvenuto in una struttura più volte al centro delle nostre critiche per l'organizzazione del lavoro dei poliziotti, che sono quasi ottanta in meno rispetto all'organico previsto, e appunto per il reiterarsi di gravi eventi critici, evidente conseguenza di una disorganizzazione generale".

Nel mirino c'è sempre Francesco Frontirrè, "un direttore a tempo determinato: considerando che da oltre venti anni dirige il penitenziario di Sanremo, e da tempo anche quello di Imperia, non ha evidentemente nuovi stimoli professionali e pertanto lo si dovrebbe assegnare ad una nuova sede di servizio. Stesso discorso vale per il comandante di reparto, se non organizza al meglio il lavoro dei poliziotti". Conclude il Sappe: "I costanti gravi eventi critici che si verificano nel carcere di Sanremo - devono fare riflettere seriamente".