di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 7 maggio 2025
Il mondo europeo della sinistra e dei diritti, sensibile su tanti temi, è stato piuttosto distratto sulla condanna a 5 anni di galera dello scrittore maghrebino, un laico reo d’avere detto che un tempo certe zone dell’Algeria appartenevano al Marocco e perciò processato. “In tempi remoti, dimenticati anche da storici sinceri, uomini frustrati riuniti intorno a un abbeveratoio nel deserto inventarono questo odio e ne fecero la fonte della loro vita e il patrimonio inalienabile dei loro discendenti e dei discendenti dei loro discendenti fino al Giudizio Universale, che, per inciso, avrebbe segnato la fine dei tempi e di tutte le cose per tutti, ma non per loro; inventarono un nemico favoloso per dare corpo al loro odio e abbellire i loro crimini. Di cosa è colpevole questo orribile nemico? Di aver falsificato le sue stesse Scritture che annunciavano la sua fine e la nascita di un nuovo vero profeta, amico personale di Dio, o semplicemente di essere stato il primo a scoprire e riconoscere l’unico Dio e di aver ricevuto da lui la promessa infallibile di una terra benedetta?”.
È impossibile non riconoscere in queste parole così dure con l’Islam, pubblicate nella prefazione a “La haine islamiste: Origines et complicités” (l’odio islamista, origini e complicità) del saggista francese Bernard Hadjadj, già ai vertici degli uffici Unesco, le vere ragioni della ferocia con cui l’Algeria tiene in carcere da sei mesi il grande scrittore algerino, tradotto in oltre venti lingue, Boualem Sansal. Quello che il filosofo francese Robert Redeker, ricorda il Foglio, chiama “Il Solgenitsin algerino”. Di più: “Boualem Sansal è per il mondo musulmano ciò che Voltaire è stato per il mondo cristiano”.
Esagerato? Può darsi. È purtroppo vero, però, che il mondo europeo della sinistra e dei diritti, sensibile su tanti temi, è stato piuttosto distratto sulla condanna a 5 anni di galera dello scrittore maghrebino, un laico reo d’avere detto che un tempo certe zone dell’Algeria appartenevano al Marocco e perciò processato, come ha scritto Paolo Lepri, senza l’avvocato da lui scelto, l’ex ambasciatore ed europarlamentare François Zimeray, respinto dai giudici locali perché bollato come “sionista”. Danno fastidio al regime forte di Algeri, per quieto vivere coi fanatici islamisti, certe tesi di Sansal come quella che “l’Islam è diventato una legge terrificante, che non fa altro che promulgare divieti”, finite su Wikipedia? Piacciano o no, sono opinioni: non reati. E il minimo che possano fare gli europei, quali che siano i loro orientamenti, è schierarsi dalla parte di uno scrittore finito in un carcere di massima sicurezza, a 76 anni, solo perché è un uomo libero.











