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di Titti Beneduce

 

Corriere del Mezzogiorno, 18 giugno 2020

 

Non è risolta la crisi del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Se due giorni fa tra gli agenti della polizia penitenziaria in servizio i malati per stress da lavoro erano 100, oggi sono diventati 130, e la gestione ordinaria della struttura "è ormai insostenibile".

Voci dall'interno del penitenziario confermano come, dopo il doppio episodio che ha fatto schizzare alla ribalta della cronaca la struttura carceraria casertana, le condizioni di lavoro non siano assolutamente migliorate.

La notifica degli avvisi di garanzia da parte dei carabinieri agli agenti penitenziari di giovedì 11 giugno e la rivolta dei detenuti di sabato 13 giugno hanno lasciato strascichi significativi tra gli agenti, che non riescono più a sopportare l'atmosfera che si respira; i circa 80 uomini del Gom (Gruppo operativo mobile) inviati dai vertici del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) come rinforzo non hanno compiti di servizio, per cui qualcuno, specie tra i sindacalisti, li giudica anche poco utili. Con i 130 poliziotti malati, in servizio ora ce ne sono poco meno di 250: è quasi impossibile far funzionare bene il carcere.

Sul caso di Santa Maria Capua Vetere era intervenuto ieri il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, con notizie di tenore diverso: il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sta adottando tutti i provvedimenti di sua competenza nei confronti dei detenuti responsabili dei disordini "e già nell'immediatezza dei fatti - ha ribadito il ministro - ha disposto il trasferimento di tre detenuti ascritti al circuito Alta sicurezza e di quattro ascritti al circuito Media sicurezza".

Bonafede è intervenuto al question time: "Il personale del Gom, subito intervenuto in supporto, è stato impiegato per il rinforzo di tutti i reparti detentivi e sono stati predisposti gli atti per l'assegnazione, in via provvisoria, presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, di complessive 40 unità del Corpo di polizia penitenziaria per permettere di superare il momento di contingente complessità che si è venuto a creare".

Bonafede aveva poi sottolineato la "particolare attenzione" del ministero al Corpo di polizia penitenziaria: "da quando sono ministro sono stati immessi in ruolo complessivamente 3.931 agenti e 256 unità di personale amministrativo, mentre sono oltre 6.000 le assunzioni complessive già programmate per i prossimi anni, tra amministrativi e militari)".

È inoltre in corso "il riordino delle carriere con l'obiettivo di allargarne gli orizzonti di crescita professionale, migliorarne la funzionalità organizzativa, così da equipararne la progressione a quella delle altre forze armate".

Il ministro, al quale le opposizioni non hanno risparmiato critiche, ha parlato anche di altri argomenti, stavolta però su Facebook: "Oggi, con il via libera del Senato alla fiducia sul decreto "carceri e intercettazioni", compiamo un altro passo importante per il miglioramento del sistema giustizia. Il decreto adesso passerà alla Camera dei deputati per la definitiva conversione in legge".

"A causa dell'emergenza Coronavirus, è stato necessario prorogare l'entrata in vigore della riforma sulle intercettazioni, una legge importante che potenzia un fondamentale strumento d'indagine salvaguardando la privacy dei cittadini", ha ricorda Bonafede. La legge "prevede inoltre che siano richiesti stabilmente i pareri delle procure antimafia per la concessione della detenzione domiciliare nei confronti dei reclusi per gravi reati".

Critico sul punto il Csm: "Il sistema di rivalutazioni" previsto dal decreto, con cadenza quindicinale e poi mensile, "per la serrata tempistica con la quale essi devono intervenire e per la complessità degli accertamenti da svolgere periodicamente, determinerà un notevole aggravio del lavoro della magistratura di sorveglianza, le cui attività hanno subìto un notevole incremento in concomitanza dell'emergenza Covid-19".