di don Salvatore Saggiomo*
artestv.it, 11 maggio 2026
Dentro il carcere di Santa Maria Capua Vetere qualcosa finalmente si muove. Non una promessa. Non un annuncio vuoto. Ma un risultato concreto. Tre infermerie interne aperte. Operative. Funzionanti. Un passaggio che per molti potrebbe sembrare soltanto amministrativo, ma che dentro un istituto penitenziario significa assistenza, cure, presenza sanitaria, tutela minima della dignità umana. Significa dare una risposta a bisogni rimasti troppo spesso sospesi tra burocrazia, carenze strutturali e silenzi istituzionali.
La svolta arriva nella Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere dopo un lungo lavoro di interlocuzione tra istituzioni, sanità penitenziaria e uffici di garanzia. Un percorso complesso. Fatto di incontri, confronti, verifiche, sollecitazioni continue. Al centro dell’azione il Garante dei diritti dei detenuti della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, che ha portato avanti un dialogo costante con l’ASL di Caserta per sbloccare una situazione considerata da tempo prioritaria all’interno della struttura detentiva.
Dietro l’apertura delle tre infermerie non c’è soltanto un intervento tecnico. C’è un tema più profondo. Quello del diritto alla salute in carcere. Un diritto che troppo spesso si scontra con sovraffollamento, carenze di personale, difficoltà operative e tempi lunghi. Ed è proprio qui che il risultato assume un peso particolare: perché riguarda un istituto penitenziario simbolico, finito negli anni al centro del dibattito nazionale sulle condizioni detentive e sul rapporto tra sicurezza, diritti e dignità umana.
Le nuove infermerie rappresentano ora un presidio sanitario interno destinato a rafforzare l’assistenza ai detenuti, migliorando la gestione delle necessità mediche quotidiane e alleggerendo situazioni di emergenza che in passato rischiavano di trasformarsi in criticità ancora più gravi. Una risposta concreta dentro un contesto dove ogni ritardo sanitario può avere conseguenze pesanti.
Determinante, secondo quanto emerso nel percorso che ha portato all’apertura dei presidi, il lavoro condiviso con l’ASL di Caserta e in particolare con il Coordinamento della Sanità Penitenziaria. Un contributo riconosciuto apertamente anche dal Garante Don Sasy, che ha espresso un sentito ringraziamento al dottor Giuseppe Nesi e al dottor Michele Caturano per la disponibilità istituzionale dimostrata e per la collaborazione operativa che ha consentito di arrivare al risultato finale.
Ma dietro le formule istituzionali emerge soprattutto il dato reale: dentro il carcere adesso ci sono tre spazi sanitari in più. Tre punti di assistenza che significano visite, monitoraggio, cure, possibilità di intervento. E soprattutto un segnale. Perché il tema della salute penitenziaria continua a rappresentare uno dei nodi più delicati del sistema carcerario italiano.
Nel corso degli ultimi mesi le interlocuzioni tra il Garante provinciale e le strutture sanitarie si sono intensificate proprio per affrontare criticità legate all’assistenza interna negli istituti di pena. Un lavoro spesso silenzioso. Lontano dai riflettori. Ma decisivo per incidere concretamente sulla vita quotidiana dei detenuti e sulle condizioni operative del personale sanitario e penitenziario.
“Questo risultato dimostra che il confronto tra istituzioni può trasformarsi in azioni concrete a tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute. La salute è un diritto che non può conoscere barriere”, ha dichiarato Don Salvatore Saggiomo, sottolineando il valore umano oltre che istituzionale dell’intervento.
Ed è proprio qui il punto centrale dell’intera vicenda. Dietro cancelli, mura e celle resta una popolazione detenuta che continua ad avere diritti costituzionalmente garantiti. Tra questi il diritto alla salute. Un principio spesso evocato, ma non sempre tradotto in strutture, servizi e presenza reale.
L’apertura delle tre infermerie nella Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere diventa quindi qualcosa di più di una semplice attivazione sanitaria. Diventa un segnale operativo dentro un sistema complesso. Una risposta concreta in un contesto dove il carcere continua a rappresentare uno dei luoghi più fragili e delicati del tessuto istituzionale italiano.
*Garante dei diritti dei detenuti della provincia di Caserta









