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di Nello Trocchia

 

Il Domani, 1 ottobre 2020

 

Pd, Leu e +Europa Radicali chiedono al ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, di spiegare quanto accaduto il 6 aprile, nel carcere Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere. Il 6 aprile, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, sono stati commessi abusi gravissimi sui detenuti. Il caso sollevato su queste pagine, attraverso la rivelazione dell'esistenza di video che documentano le violenze, è arrivato anche in parlamento.

Il Partito democratico ha presentato un'interrogazione parlamentare, firmata da Walter Verini, responsabile giustizia del Pd, e dai componenti democratici della commissione giustizia. I deputati chiedono, a seguito di quanto emerso, risposte al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

"Occorre in ogni caso che il ministro e il Dap, dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, per quanto di competenza, forniscano tutti gli elementi utili per avere un quadro della vicenda", si legge nell'interrogazione. Gli interroganti vogliono sapere dal ministero "di quali elementi conoscitivi disponga riguardo la vicenda esposta in premessa e se sia stata avviata un'inchiesta amministrativa per accertare le eventuali responsabilità, anche al fine di tutelare l'immagine del corpo della Polizia penitenziaria".

In quei giorni di aprile, dopo la protesta da parte dei detenuti preoccupati dal primo caso di contagio in carcere, è stata disposta una perquisizione straordinaria. Si è proceduto, così, al reperimento di personale proveniente da altri istituti di pena, come Secondigliano e Ariano Irpino. I16 aprile, infatti, sono intervenuti solo agenti provenienti da altre carceri e non, come erroneamente riportato dall'agenzia Ansa, personale del Gom, il gruppo operativo mobile che non è stato utilizzato nella perquisizione.

Il padiglione Nilo, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, quel giorno, è stato occupato militarmente dagli agenti, sono entrati in ogni cella, i detenuti sono stati picchiati sia all'intero che fuori, nei corridoi, lungo le scale fino all'area destinata all'ora d'aria. La svolta è arrivata dai video, ora agli atti dell'indagine giudiziaria, ai quali si aggiunge la verifica del contenuto dei cellulari, sequestrati agli agenti indagati, lo scorso 11 giugno. Uno dei detenuti pestati, lo scorso aprile, ha guardato i video durante l'interrogatorio a cui è stato sottoposto.

Oggi, da uomo libero, ha rivelato quanto ha subito e quanto ha visto in quelle immagini. Sono almeno un centinaio i video che riprendono gli episodi di violenza. Proprio partendo dalle rivelazioni di questi giorni, anche Erasmo Palazzotto, deputato di Leu, interroga il ministro della giustizia. L'interrogazione inizia da una considerazione: "Alla base di quella che all'interrogante appare una vera e propria spedizione punitiva ci sarebbe la ritorsione per le proteste nelle carceri di marzo a causa delle restrizioni previste per l'emergenza del Covid-19".

Palazzolo parla di una "totale sospensione dello stato di diritto ai danni di cittadini che si trovano sotto la custodia dello stato". In chiusura il deputato chiede al ministro "se era a conoscenza dei fatti esposti in premessa, viste anche le ripetute denunce da parte dell'Associazione Antigone circa il clima che si era creato nelle carceri già a partire dallo scorso mese di marzo e quali iniziativa di competenza ha adottato per verificare e accertare la veridicità di quelle denunce".

Ma soprattutto: "Quali iniziative intenda adottare (...) al fine di ricostruire le esatte responsabilità e la catena di comando che ha deciso e poi determinato quelle violenze ai danni di decine di detenuti". Un'interrogazione è stata presentata anche dal deputato di +Europa-radicale Riccardo Magi, che insiste su un punto chiave dell'intera vicenda: "Se il Dap abbia avviato, per quanto di competenza, delle indagini interne sui pestaggi illustrati in premessa, su quali aveva ricevuto una nota dall'associazione Antigone, prima che fosse avviate le indagini della magistratura, o se lo abbia fatto successivamente, e con quali esiti, anche in termini di accertamento delle responsabilità della catena di comando".

Domande alle quali dovrà rispondere il ministro della Giustizia, Bonafede, che, fino a questo momento, non ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda. Nessuna presa di posizione neanche da Matteo Salvini, leader della Lega, che 1'11 giugno andò a Santa Maria Capua Vetere per esprimere solidarietà agli agenti indagati per tortura, destinatari di un decreto di perquisizione. Quel giorno Salvini disse: "Se uno su mille sbaglia, paga, ma non si possono indagare e perquisire come delinquenti servitori dello stato".