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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 21 aprile 2020

 

Il caso dei presunti pestaggi avvenuti al carcere di Santa Maria Capua Vetere arriva in Parlamento. E lo fa Rifondazione Comunista tramite la senatrice Paola Nugnes - che da alcuni mesi ha deciso di rappresentarlo in Senato - depositando un'interrogazione a risposta orale con carattere di urgenza sulla situazione del carcere sammaritano, che sarebbe stato oggetto di un'operazione repressiva indegna a seguito della protesta per la propagazione del virus letale del Covid-19.

"Noi stiamo dalla parte dei detenuti e dei lavoratori penitenziari che rischiano infezioni in particolare in regioni - come Campania, Lombardia e Lazio - dove le strutture sono pesantemente sovraffollate", dicono il segretario nazionale Maurizio Acerbo, il responsabile democrazia/ diritti Giovanni Russo Spena e il responsabile giustizia Gianluca Schiavon.

"Ministro, lo diciamo con minor garbo istituzionale - tuonano i responsabili di Rifondazione - se non sa risolvere i problemi di persone ristrette se ne vada! È questione di rispetto non solo del diritto umano a una pena giusta e rieducativa, è questione di un diritto umano fondamentale, quello alla vita in presenza di una pandemia".

Nell'interrogazione a firma delle senatrice Nugnes, viene chiesto se il ministro in indirizzo sia a conoscenza dei presunti pestaggi e come intenda intervenire perché si faccia chiarezza su quanto realmente accaduto nelle 24 ore tra domenica 5 e lunedì 6 aprile; se il ministro in indirizzo intenda intervenire, nei limiti delle sue competenze, affinché venga garantita la salute e la sicurezza nelle carceri italiane, giacché gli articoli 123 e 124 del "Cura Italia" non hanno modificano granché le normative esistenti e nella pratica anche quando viene concessa la detenzione domiciliare si richiede come vincolo la sorveglianza con braccialetti elettronici, la cui disponibilità in questo momento è limitata e, con ogni probabilità, insufficiente per ridurre il sovraffollamento; se il ministro voglia intervenire per indirizzare l'azione di questo governo al fine di limitare il sovraffollamento e il conseguente pericolo dei contagi nelle carceri italiane per tutelare i detenuti e, naturalmente, anche il personale che lavora nelle carceri, poliziotti e civili, attraverso la predisposizione obbligatoria di dei dispositivi di protezione individuali quali mascherine e igienizzanti, la sanificazione dei locali, dei luoghi comuni, uffici, celle, mense e l'acquisto di braccialetti elettronici al fine di far scontare la pensa residua, a chi e ha diritto, presso la propria abitazione.