napolitoday.it, 28 settembre 2025
Sylla Mamadou non era solo “un detenuto senegalese”. Era un ragazzo di 35 anni, un lavoratore, un fidanzato. Ad appena 24 ore dal suo arresto è morto in una cella. La sua vita, i suoi sogni, il suo futuro non possono svanire nel silenzio delle mura carcerarie. È morto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 35enne senegalese Sylla Mamadou, arrestato giovedì 25 settembre dalla polizia con le accuse di rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la ricostruzione della polizia, quella mattina l’uomo - sarto dell’azienda Isaia & Isaia di Casalnuovo, e residente a Casagiove con la fidanzata italiana - si era recato alla stazione ferroviaria di Caserta per andare a lavoro. In stato di agitazione avrebbe colpito un passante con un pugno, portandogli via il cellulare, e aggredito anche un’anziana. Tre agenti della polizia ferroviaria lo hanno poi bloccato, rimanendo feriti. Sylla è stato portato all’ospedale di Caserta per essere medicato, quindi negli uffici della Polfer e infine trasferito in carcere, dove è deceduto in cella.
Oggi era prevista l’udienza di convalida dell’arresto, saltata per la sua morte. La procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto l’autopsia. “I familiari e gli amici sono a conoscenza soltanto che al giovane sono stati somministrati dei farmaci a breve distanza - ha dichiarato l’avvocata Clara Niola, legale della famiglia - È necessario capire se quelle somministrazioni ravvicinate fossero davvero necessarie e somministrabili. Ci affidiamo alla giustizia e confidiamo nell’operato della procura”.
Sul caso interviene anche Mimma D’Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio di Caserta, che nel 2018 aveva assistito Sylla nel percorso di accoglienza. “Sylla aveva fatto un percorso bellissimo - racconta - Dopo l’accoglienza aveva iniziato a lavorare come sarto da Isaia & Isaia. Era fidanzato con una ragazza italiana, ora sotto choc. Siamo distrutti, vogliamo la verità, capire cosa è successo in appena 24 ore”.











