di Vincenzo Ammaliato
Il Mattino, 31 dicembre 2024
La direttrice annuncia la pubblicazione del bando per il locale. Fra poco più di un anno chi nella provincia di Caserta, o nell’area metropolitana di Napoli avrà desiderio di andare a ristorante, fra la scelta dei locali potrà aggiungere anche la possibilità di andare in carcere. E non si tratta di un locale con un nome bizzarro, ma di un ristorante che si troverà proprio all’interno delle mura di una casa penitenziaria, con personale di cucina, sala e accoglienza scelto, formato e assunto fra i suoi detenuti. Per l’esattezza, si potrà mangiare nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in località San Tammaro.
Il suggestivo progetto è un’idea di Donatella Rotundo, direttrice della casa penitenziaria sammaritana, che ospita detenuti di ambo i sessi e anche al regime di Alta Sicurezza. “L’idea di realizzare un ristorante all’interno del carcere, peraltro destinato a clientela esterna, fa parte di un percorso già avviato con successo all’interno di questo penitenziario di progettualità che mirano a creare un ambiente più umano sia per i detenuti, sia per il personale impegnato; ma soprattutto con l’obiettivo di ridurre la recidiva per i soggetti che ottengono la libertà - sottolinea la direttrice Rotundo - come dimostrato ampiamente dalle statistiche che analizzano tali fenomeni portati avanti in numerosi penitenziari italiani”.
La direzione del carcere ha già individuato gli spazi che saranno utilizzati per il ristorante; si tratta di circa duecento metri che si trovano attaccati alle mura di protezione della casa circondariale. Di esperienze simili in Italia al momento ce n’è solo una, nel carcere di Bollate a Milano. E in attesa che i 50 posti a sedere previsti in quello di Santa Maria siano attivi, nella casa penitenziaria sammaritana ci sono altri progetti simili che offrono ai detenuti una seconda opportunità, dopo il fallimento sociale che li ha portati a commettere reati, essere condannati e reclusi. Alcuni detenuti sono impegnati nella sartoria che confeziona camicie per le guardie penitenziarie, realizzate col marchio Isaia, dell’alta sartoria napoletana.
Alta moda ed eccellenza partenopea caratterizza anche la realizzazione di foulard e cravatte, che sono confezionate dalle detenute con la collaborazione del prestigioso cravattificio Marinella (questi prodotti sono regalati alle personalità in visita istituzionali al penitenziario). Dai capi sartoriali di lusso al gusto il passo è breve, tant’è che nel carcere di Santa Maria c’è anche un laboratorio di pasticceria, dove alcuni detenuti sono stati assunti dalla Pink House di Aversa per preparare e infornare polacche aversane. I dolci possono essere ordinati da ogni detenuto. E la produzione va a gonfie vele ogni mattina.
Ma torniamo al ristorante. Nei primi giorni del nuovo anno sarà pubblicato un bando concorso nazionale di idee per la progettazione del locale, che prevede una cucina, una sala interna ed una esterna sotto a un pergolato. La scadenza sarà il 2 maggio, dopodiché si partirà immediatamente con la parte esecutiva. La direzione del concorso è stata affidata allo street artist casertano Alessandro Ciambrone, che già ha realizzato diversi murales all’interno di numerosi penitenziari italiani. La valutazione, invece, sarà a cura, oltre che dello stesso Ciambrone e della direttrice Rotundo, anche di Samuele Ciambriello, garante Campania dei detenuti.
“Il coinvolgimento entusiasta nei nostri progetti per i detenuti di marchi prestigiosi del mondo produttivo campano come Isaia e Marinella ci dà stimoli a puntare su questo segmento - dice la direttrice Rotundo - e investiremo sempre maggiori risorse, convinti che siamo sulla strada giusta. Non a caso, il progetto per il ristorante, nonstante sia ancora nelle sue fasi embrionali, sta riscuotendo già forte interesse”.










