sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Raffaele Sardo

La Repubblica, 8 marzo 2025

È stata intitolata a due donne la biblioteca del carcere di Santa Maria Capua Vetere, Rita Atria e Imma Cavagnuolo. La prima, una ragazza siciliana che a 17 anni, contro la volontà della madre, si ribellò alla mafia e decise di collaborare con lo Stato, ma che poi si suicidò. La seconda, assistente capo di polizia penitenziaria, deceduta improvvisamente a 45 anni, il 1 giugno 2023, mentre era a Roma per preparare la cerimonia del 2 giugno per la festa della Repubblica.

“La biblioteca l’ho immaginata come un luogo di libertà all’interno di un luogo di restrizione” dice Donatella Rotundo, la direttrice del carcere “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere, davanti a una foltissima platea di autorità, operatori volontari, di studenti e tirocinanti del dipartimento di Giurisprudenza della “Vanvitelli”, arrivati nel reparto Volturno, al centro dell’istituto di pena, per l’inaugurazione della nuova struttura. È un locale ampio, accogliente e negli scaffali ci sono già alcune migliaia di libri donato per lo più da privati. “Deve essere un luogo che dovrà dare la possibilità ai detenuti di entrare per immaginare un cambiamento”, afferma la direttrice. Ad ascoltare ci sono anche i detenuti che hanno contribuito a rendere funzionante la sala e a cui, nel corso della cerimonia, verrà consegnato un encomio da parte del responsabile della struttura, il funzionario Enrico Capitelli.

“L’abbiamo voluta intitolare a due donne - spiega ancora la direttrice Rotundo - -che hanno cambiato la loro vita proprio sulla base di scelte importanti che hanno fatto. E la cultura può dare forza e può essere lo strumento di primo piano per le scelte più importanti della nostra vita”. Alla cerimonia, Marco Puglia, il magistrato dell’Ufficio di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere. Gli interventi di Lucia Castellano, provveditore dell’amministrazione penitenziaria regionale; Carlo Venditti, professore del dipartimento di Giurisprudenza della “Vanvitelli”; la giornalista Chiara Sparacio. Presenti alla anche Giannino Durante, il papà di Annalisa, uccisa a Forcella il 27 marzo 2004, e Filomena Lamberti la donna di Cava dei Tirreni che il 28 maggio del 2012 fu sfregiata al volto con dell’acido dal marito che aveva deciso di lasciare.

Prima del taglio del nastro, il ricordo di Rita Atria e Imma Cavagnuolo. “Rita aveva stabilito un rapporto di fiducia con il giudice Paolo Borsellino - ha ricordato Nadia Furnari, fondatrice dell’associazione Rita Atria - Ma una settimana dopo la strage di Via d’Amelio, Rita si lanciò dal settimo piano di un appartamento a Roma dove viveva in anonimato. Non c’è nessuna prova che quello di Rita fu un suicidio - ha sostenuto Nadia Furnari - e da tre anni, insieme con Annamaria, la sorella di Rita, stiamo cercando di far riaprire il caso e continueremo a lottare per questo”.

A ricordare Rita Atria anche il questore di Caserta, Andrea Grassi: “Da giovane commissario di polizia, nel 1992 - ha raccontato - fui aggregato da Bologna a Palermo, dopo la strage di Capaci. Lì ho conosciuto il dottor Paolo Borsellino. L’ho incontrato in due occasioni. La prima volta quando entrai nella sua stanza timidamente e disse, non solo a me, che c’era forse la necessità di avviare indagini su un possibile testimone di giustizia. La seconda volta l’ho incontrato il 19 luglio del 92, ma non l’ho riconosciuto perché il suo corpo era straziato. Solo qualche giorno dopo capii che forse la persona della quale lui parlava era Rita Atria, una brava ragazza che sognava un paese migliore. Oggi se siamo qui a ricordarla lo dobbiamo anche a lei”

L’altra donna a cui è stata intitolata la biblioteca, Immacolata “Imma” Cavagnuolo, è stata ricordata, alla presenza del marito e del figlio, da Alberta Rengone, comandante delle guardie penitenziarie di Santa Maria Capua Vetere: “Imma, assistente capo di polizia penitenziaria, se n’è andata mentre era in servizio a Roma per preparare la cerimonia del 2 giugno. Per il suo fisico veniva schierata come alfiere con il compito più importante, cioè quello di portare la bandiera del corpo. Noi oggi siamo qui perché l’amministrazione penitenziaria, i tuoi colleghi non ti hanno dimenticato”

La cerimonia si è chiusa con le parole dell’Arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese: “C’è un grande desiderio di comunità, di crescita umana e spirituale. Gli auguri che faccio a tutti è davvero che ognuno di noi possa desiderare ogni giorno di portare il meglio di sé. Ai nostri fratelli detenuti che saranno qui, dico di non perdere mai la speranza e che questa biblioteca possa aiutarvi a sognare un mondo più bello”.