di Biagio Salvati
Il Mattino, 24 gennaio 2026
Il poliziotto si scusa in udienza per la forza nella perquisizione del reparto Nilo del 2020. Un altro dei 105 agenti imputati nel maxi processo sui pestaggi - avvenuti ai danni di diversi detenuti nel penitenziario sammaritano nell’aprile del 2020 - fa ammenda e si scusa in aula per aver alzato qualche schiaffo in un momento concitato come quello della rivolta nel periodo della pandemia. Michele Vinciguerra, agente penitenziario in pensione sotto esame all’ultima udienza, ha ammesso di aver picchiato i detenuti, di aver ecceduto in alcuni momenti con l’uso della forza e di vergognarsene. “Il 6 aprile 2020 - racconta - misi in atto azioni di contenimento brutte nonché azioni di attacco pessime verso i detenuti. Non voglio giustificarmi. Datemi la punizione che merito”.
“Parole pesanti” che mettono nero su bianco cosa avvenne nel corso della perquisizione straordinaria in cui nessun agente imputato ha mai ammesso di aver usato la mano pesante, come pur emerge dalle immagini delle telecamere interne del carcere. Vinciguerra finì anche in cella per le violenze, non rispose al gip ma fece dichiarazioni spontanee, e solo adesso ha ammesso le proprie responsabilità.
“Allora ero confuso e sotto choc, ma mi sono riproposto che avrei inquadrato le cose e le avrei dette in aula come sono avvenute” ha spiegato l’imputato. Vinciguerra ricorda che il 6 aprile non era in servizio ma fu richiamato d’urgenza per la perquisizione tramite la chat creata dall’allora comandante Manganelli. Una volta all’interno dell’istituto, ricorda di essere stato subito dotato di casco, scudo e manganello e di essere stato inquadrato nel gruppo di supporto formato da agenti provenienti da diverse carceri campane, tra cui Secondigliano, il cui compito era di intervenire in aiuto degli agenti interni al carcere, che dovevano svolgere la perquisizione nelle celle del reparto Nilo alla ricerca di strumenti offensivi, usati la sera prima dai detenuti durante la protesta con barricamento originata dalla positività al Covid di uno di loro.
Noi del Gruppo di supporto - racconta Vinciguerra - rispondevamo solo ai nostri capi, non agli ufficiali della Penitenziaria di Santa Maria. Uno dei comandanti del Gruppo di supporto, Paone (imputato nella seconda tranche dell’inchiesta sulle violenze al carcere casertano, che in un primo momento Vinciguerra aveva scambiato per Pasquale Colucci, capo del Gruppo di supporto e imputato nel maxiprocesso), ci disse che dopo il prelevamento dei detenuti dalle celle, una parte sarebbe andata nelle salette di socialità, e qui saremmo dovuti intervenire collocando i detenuti in ginocchio faccia al muro con mani dietro la testa e divieto di comunicare tra loro e guardarci in faccia. “Se disattendono gli ordini dovete manganellarli” ci intimò Paone. Fu un ordine preciso e perentori”. Attesa, intanto, per lunedì e mercoledì prossimo la testimonianza dell’ex capo del Dap Antonio Fullone, descritto come autore, determinatore, organizzatore e regista della perquisizione straordinaria del 6 aprile 2020 nel reparto Nilo.










