di Biagio Salvati
Il Mattino, 21 aprile 2015
Ancora un dramma nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere dove ieri mattina, gli agenti di polizia penitenziaria hanno tentato di salvare, senza riuscirci, un giovane detenuto originario del Napoletano suicidatosi nel bagno della sua cella che condivideva con uno straniero.
Carmine Martino, 35 anni, accusato di tentato omicidio (doveva trascorrere almeno altri cinque anni nel penitenziario), stando a quanto si è appreso, si è recato di buon mattino nel piccolo bagno della cella, ha inzuppato d'acqua una maglietta intima e se l'è stretta al collo fino a strangolarsi. Un gesto autolesionistico difficile da portare a termine su sé stessi e che purtroppo non ha trovato ostacolo nell'azione messa in atto dal recluso.
Il personale di polizia penitenziaria è riuscito ad arrivare in tempo e a trasferire il giovane nel reparto sanitario del carcere per sottrarlo alla morte, purtroppo quando sono arrivati i medici del 118 (che nel frattempo erano stati già allertati), Martino era già deceduto. La salma è stata trasferita presso l'Istituto di Medicina Legale di Caserta per l'autopsia disposta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, così come da prassi. Carmine Martino era stato arrestato due anni fa per un
tentato omicidio commesso nel Casertano. Dopo un periodo trascorso ai domiciliari era entrato in carcere dove, peraltro, si stava reinserendo con buoni risultati: aveva conseguito un diploma di cucina ed era addetto nell'area giardinaggio. Qualcosa, però, è scattato ieri nella sua mente, aggravando così un suo disagio psichico.
La notizia della morte del giovane ha lasciato sgomenti anche gli operatori del penitenziario che seguivano le attività di reinserimento del detenuto e la stessa direttrice Carlotta Giaquinto sorpresa dal gesto del giovane detenuto. Di recente, nel penitenziario sammaritano, dove sono ospitati oltre mille detenuti (417 nel reparto cosiddetto di Alta Sicurezza), tra cui 77 donne, aveva fatto visita il presidente dell'associazione Antigone che da anni si occupa dei problemi dei detenuti nelle carceri italiane oltre a realizzare dei dossier sul pianeta carcere.
Nella struttura sammaritana negli ultimi dieci anni si sono registrati una decina di suicidi mentre sono di numero superiore gli atti di autolesionismo. Intanto, con le richieste avanzate dal sindacato del Sappe, è stato assicurato al penitenziario di Santa Maria Capua Vetere un rinforzo di personale di polizia penitenziaria, la risoluzione di alcune criticità interne e la liquidazione di missioni e straordinari. La situazione del personale era stata richiamata nei mesi scorsi a seguito dell'aggressione ad un agente da parte di un detenuto violento avvenuta nel settembre dello scorso anno ed un'altra a distanza di tre mesi.
Dei problemi dei detenuti si occupa anche una speciale commissione per la tutela dei diritti dei detenuti attivata qualche anno fa in seno alla Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere. L'organismo, presieduto dall'avvocato Nicola Garofalo, interagisce con la direzione carceraria e segnala eventuali criticità lamentate all'interno della struttura.










