di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 5 aprile 2023
Santa Maria Capua Vetere, gli avvocati degli imputati chiedono di vietare la registrazione sul web. Il processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il più importante di questo tipo con 105 imputati tra poliziotti penitenziari, medici e funzionari del Dipartimento penitenziario del ministero, rischia di proseguire nel silenzio. Domani la corte dovrà decidere sulla richiesta, avanzata da due avvocati degli imputati, di vietare la registrazione delle udienze effettuata da Radio Radicale, che poi le rende disponibili in forma integrale sul suo sito internet come per gran parte dei principali processi penali in tutta Italia.
Radio Radicale, come da prassi, aveva chiesto e ottenuto l’autorizzazione all’inizio del processo. Ma quando sono cominciate le audizioni dei testimoni, l’avvocato Carlo De Stavola ha sollevato la questione: “Vi pongo un problema di genuinità delle testimonianze”. Infatti il codice prevede che i testimoni non possano assistere alle udienze, affinché non siano influenzati anche inconsapevolmente dall’ascolto di altre testimonianze. Ma, obietta l’avvocato, gli stessi testimoni possono ascoltare le altre testimonianze su Radio Radicale, il che ne pregiudica ugualmente la genuinità. “Quando verranno avranno già sentito le domande che faremo, le questioni che porremo. Questo sarebbe un vulnus alla nostra attività difensiva, sarebbe una violazione pacifica di tutta quella che è l’attività che dovremo porre in essere. Io vi chiedo non di rimuovere le riprese, ma di fare in modo che si faccia un’ordinanza con la quale si vieti a Radio Radicale di caricare gli audio prima dell’ultimazione dell’istruttoria dibattimentale”. Ovvero a fine processo.
Il pm Alessandro Milita si è opposto, argomentando che avallando l’interpretazione restrittiva invocata dagli avvocati “sostanzialmente sarebbe impedito in modo assoluto qualsiasi tipo di cronaca, coerente con la pubblicità dell’udienza, per salvaguardare la genuinità tra virgolette delle deposizioni dei testi” che peraltro “non ha copertura costituzionale diversamente dal diritto di cronaca e diversamente dal principio fondante della pubblicità dell’udienza, che non è altro che una modalità attraverso cui chiunque sia direttamente che indirettamente può essere informato di fatti di rilievo pubblico”. Analogamente, si è opposto anche Michele Passione, avvocato del Garante nazionale dei detenuti.
La Corte si è riservata una decisione, che però ha finora rinviato. Nel frattempo giuristi e politici si sono pronunciati. La questione è seria e non riguarda solo questo processo. Per due motivi. Primo: Radio Radicale registra e rende gratuitamente disponibili tutte le udienze dei principali processi penali di rilevanza pubblica - mafia, corruzione, terrorismo. Ciò consente sia agli addetti ai lavori di esserne informati, cosa altrimenti impossibile ormai anche per i mass media principali, sia ai cittadini non qualificati ad accedere agli atti processuali come i verbali di udienza, non segreti (così ha deciso nel 1995 la Corte costituzionale), ma nemmeno pubblicati in versione aperta. Secondo: l’archivio processuale di Radio Radicale consente agli studiosi e a chi non ha preso parte a eventi importanti della storia nazionale di documentarsi anche a distanza di decenni. Dunque far calare una cappa di silenzio sui processi, tanto più se così rilevanti nel rapporto tra l’autorità dello Stato e i diritti dei cittadini, è un problema di democrazia. Per tutti.










