Corriere del Mezzogiorno, 17 luglio 2021
Parlano i genitori dei detenuti. La garante Belcuore: "Al carcere militare di Santa Maria dove sono reclusi gli agenti funziona tutto, nel penitenziario niente affatto". Il Riesame conferma tre misure restrittive per gli agenti accusati. "Da quando sono usciti i video delle violenze al carcere di Santa Maria mia moglie non vive più, prende psicofarmaci. Nostro figlio ci ha detto di non essere stato picchiato il 6 aprile, ma non ci crediamo. Forse aveva e ha ancora paura".
C'erano anche i genitori di alcuni detenuti del Reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), oggi, alla conferenza stampa della garante provinciale dei detenuti Emanuela Belcuore nella sede della Provincia di Caserta. L'unico miglioramento, ha aggiunto l'uomo, "è la visita di una psicologa, dopo due anni che mio figlio è in cella finalmente è arrivato un psicologo che ha voluto ascoltarlo".
"Ci vuole più attenzione per i detenuti - incalza l'anziana madre di un recluso - anche perché sono esseri umani. Al carcere di Santa Maria Capua Vetere non funziona nulla. Anche le mail inviate dagli avvocati vengono lette sempre in ritardo".
La Belcuore durante l'incontro ha parlato dei disagi che ancora stanno vivendo i carcerati dopo gli arresti scattati lo scorso 28 giugno in relazione ai pestaggi del 6 aprile 2020. "Il giorno prima dell'arrivo di Draghi e della Cartabia - spiega - è stato detto ai detenuti di pulire le celle, i muri e i battiscopa, poi il giorno dopo la visita è saltata la corrente, così Internet, rendendo più difficile dialogare con i detenuti. E ciò sta avvenendo dal 28 giugno". Secondo quanto rende noto l'anziana madre di uno dei carcerati del Nilo, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere "non funziona nulla: anche le mail inviate dagli avvocati vengono lette sempre in ritardo".
La Belcuore, divenuta garante dei detenuti nel giugno 2020, chiede più figure professionali per il carcere, "per dar concretezza al principio della rieducazione della pena", e ritiene che la visita di Draghi e della Cartabia "non è stata una passerella, ma un momento molto importante per provare a cambiare il sistema carcerario; la loro mi è sembrata una reale volontà di intervenire. Io non sono stata invitata a parlare - prosegue Belcuore - nonostante fossi la più competente per la situazione di Santa Maria Capua Vetere, né è stata ascoltata una delegazione di detenuti, ma non fa nulla; ciò che conta è rendere il carcere più umano".
Nei giorni scorsi sono stati trasferiti dal carcere sammaritano in altre strutture 49 detenuti del reparto Nilo che avevano denunciato i pestaggi. La Belcuore che annuncia un incontro con il capo del Dap Petralia il tre agosto, spiega che "i detenuti rimasti, che sono stati pestati ma non hanno denunciato per paura, ora stanno comunque più tranquilli, visto che le guardie sono cambiate e possono ricevere le visite dei familiari, al contrario dei detenuti trasferiti. Un recluso mi ha detto: ho fatto bene a non denunciare, altrimenti mi trasferivano".
La garante racconta poi di aver visitato anche il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dove sono reclusi alcuni agenti penitenziari arrestati per i pestaggi. "I poliziotti incontrati - dice - mi hanno detto di aver agito il 6 aprile 2020 per paura di sottrarsi agli ordini ricevuti. Mi sono sembrati consapevoli di ciò che di grave hanno commesso". La garante dice poi che nel carcere militare funziona tutto, c'è una palestra, ampi spazi, "così dovrebbe essere in tutte le carceri".
Intanto continuano a reggere, davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli, le ipotesi d'accusa formulate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere in relazione alle violenze ai danni di detenuti avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere sammaritano. Proseguono con cadenza quotidiana, e andranno avanti ancora per giorni, le udienze dei 52 agenti della penitenziaria e funzionari raggiunti dalle misure cautelari emesse il 28 giugno scorso dal Gip Sergio Enea. Oggi sono state confermate tre misure restrittive, mentre altre due sono state revocate per mancanza di esigenze cautelari; per tutte le posizioni esaminate sono stati comunque ritenuti sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.
Da lunedì dovrebbero iniziare a essere discusse anche le posizioni degli indagati raggiunti da misure interdittive, come il provveditore (sospeso) alle carceri campane Antonio Fullone, ritenuto dalla Procura il regista della "perquisizione straordinaria" trasformatasi, come evidenziò il giudice, in "un'orribile mattanza". Nei giorni scorsi erano state confermate altre misure cautelari.










