sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Conchita Sannino

La Repubblica, 10 gennaio 2026

“Le parole della presidente Meloni? Le leggo adesso e mi pare rivelino un fraintendimento davvero pericoloso sul ruolo del potere giudiziario. E questo lo dico al di là di vicende specifiche e delle varie polemiche. Dalle quali, peraltro, ho sempre cercato di prendere ogni possibile distanza”. Giuseppe Santalucia è appena uscito dalla camera di consiglio, quando si accorge che la premier ha citato in conferenza stampa, a proposito dei casi di presunta malagiustizia, proprio quello che era sul suo tavolo.

Presidente del collegio della Cassazione che ieri ha infatti emesso la sentenza sulla liberazione dell’imam di Torino Mohamed Shahin - la suprema Corte ha deciso un annullamento con rinvio, e Shahin per ora non torna in Cpr - Santalucia è stato anche presidente dell’Anm fino a un anno fa. Oggi, da iscritto alla corrente progressista di Area, partecipa alla campagna per il no.

Presidente Giuseppe Santalucia, la premier Meloni lamenta che le toghe “spesso rendono vano il lavoro di forze dell’ordine e parlamento”...

“Si tratta, appunto, di un clamoroso equivoco. Va detto con la massima serenità: il compito dei giudici è la tutela dei diritti. Non altro. E quindi non ha senso leggerlo e interpretarlo in termini di collaborazione o contrapposizione con l’esecutivo. La giurisdizione è altro dai governi. Occorre prenderne atto e non continuare nel chiedere alla magistratura di tradire il senso della sua missione istituzionale”.

Lei sta dicendo: chi ha responsabilità di governo fa un mestiere, le toghe ne fanno un altro. Vede opacità su questo?

“Vedo che non se non si compie uno sforzo di comprensione dei rispettivi ruoli non si potrà porre fine alle polemiche che riaffiorano: a ogni sentenza che non è gradita, a ogni provvedimento giudiziario che si percepisce non in linea con le attese governative”.

La presidente del Consiglio ha anche citato il caso dell’imam di Torino. Come spiegare ai non addetti ai lavori quanto é avvenuto?

“Con un semplice concetto. La tutela della sicurezza, bene essenziale, va perseguita all’interno di un quadro di regole e di principi inderogabili. Non è possibile ricercare e assicurare sicurezza se non realizzando pienamente i diritti fondamentali. Questo è il principio guida di tutte le democrazie liberali”.

Significa, come nel caso dell’imam, che si possono dire cose gravi, esprimere giudizi esecrabili ma non per questo si può essere privati della libertà?

“La prego su questo di non pormi altre domande. Io non posso e non voglio parlare dei casi singoli...”.

Tra una settimana peraltro si leggeranno le motivazioni della sentenza…

“Certo, per le singole vicende devono parlare le sentenze e gli atti. Io mi limito a ribadire quale dev’essere la direttrice su cui devono orientarsi tutti gli organi dello Stato, giudici compresi”.

Lei è impegnato nella campagna referendaria. Condivide la strategia comunicativa dell’Anm che dice: “Se non vuoi giudici che dipendono dalla politica, vota no”?

“Credo sia una comunicazione sintetica ed efficace, che pone sul tavolo i rischi molto reali di una riforma che non pensa in alcun modo a migliorare la giustizia”.

Ma quei manifesti, secondo la premier, dicono il falso: “Cose campate in aria”.

“Osservo che il governo, lo stesso ministro Nordio, confermano i nostri timori, e cioè quanto l’Anm sostiene da tempo”.

A cosa allude?

“Il ministro Nordio ha detto che non comprende la contrarietà alla riforma della segretaria del Pd. In fondo, ragionava, la riforma converrà a tutti, sarà di vantaggio anche per il centrosinistra, quando dovesse andare al governo...”.

E quindi?

“Quindi anche per il ministro la riforma serva a rivedere i rapporti tra giudici e politica: a tutto vantaggio della politica. È quel che come magistrati, tra l’altro di vari orientamenti, cerchiamo da tempo di dire e di spiegare”.

Sulla data del referendum: se il governo forzasse, fissandola prima della scadenza del 30 gennaio?

“Guardo a questo sforzo e a questo impegno della raccolta delle firme con il massimo rispetto, e penso che anche il governo nel suo complesso terrà conto, nelle sue prossime determinazioni, dell’importanza democratica dell’iniziativa”.

Lei sta incontrando cittadini, associazioni: siete sicuri che il no stia recuperando? È fiducioso?

“Sono molto fiducioso, lo confesso. La nostra Costituzione è ancora viva, vitale. Specie in tempi come questi, ha molto da dare anche alle generazioni che verranno. E i cittadini questo lo sanno”.