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di Valentina Stella

Il Dubbio, 14 febbraio 2025

Il predecessore sui primi passi (contestati) del neopresidente: “Segua la linea congressuale”. Giuseppe Santalucia da meno di una settimana ha lasciato la presidenza dell’Anm a Cesare Parodi, immediatamente travolto da polemiche, soprattutto interne alla magistratura, per il suo atteggiamento considerato troppo moderato nei confronti del governo. L’ex vertice del “sindacato” delle toghe conferma piena fiducia al suo successore. Ma ribadisce: “Non siamo un’associazione leaderistica: la linea politica dell’Anm è stata dettata dal Congresso di Palermo e dall’assemblea del 15 dicembre. Il presidente non potrà che seguirla”.

Parodi sembra aver incrinato l’immagine fortemente contraria dell’Anm alla separazione delle carriere…

Credo ci sia stato un fraintendimento sulle sue parole. La linea di una giunta unitaria, e questo è il dato particolarmente positivo che mi sembra opportuno evidenziare, non può che muoversi su quella già tracciata dal congresso di Palermo e dall’assemblea straordinaria di dicembre 2024. La direzione politica dell’Anm è stata già elaborata democraticamente nelle sue più alte sedi, che sono appunto quella congressuale e quella assembleare. Il nuovo presidente non potrà che seguirle.

Lui continua a non smentire che vi sia un processo alle intenzioni, nel lanciare l’allarme di un pm assoggettato all’Esecutivo. Questo depotenzia la campagna che finora avete fatto?

Tutti noi siamo consapevoli del rischio che potrà comportare la riforma: quella di depotenziare l’autonomia del pm. Si dirà che l’autonomia del pubblico ministero è cosa ben diversa dall’autono-mia del giudice, e quindi sarà depotenziata e ridimensionata.

Comunque è innegabile che soprattutto da parte di Area e Md siano arrivate critiche a Parodi proprio per il fatto di essersi espresso, su quel passaggio, con parole simili a quelle di Nordio. C’è di mezzo l’inesperienza del neopresidente, che ha ammesso di essersi espresso male proprio nell’intervista a questo giornale?

Non credo sia il caso di enfatizzare qualche sbavatura espressiva. Il dato principale dal punto di vista dell’azione associativa è l’aver costituito in un solo giorno una giunta unitaria senza necessità di grandi elaborazioni programmatiche, perché il programma c’è già, come detto all’inizio di questa intervista.

Il neopresidente dell’Anm si sente in dovere di mandare un messaggio accorato nelle chat dei magistrati, precisando la propria linea e ammettendo che non ci dorme la notte, per quanto sta accadendo: si coglie la paura di sfaldare l’unità, quasi un mea culpa…

A me è sembrata sul piano umano una lettera apprezzabilissima, utile proprio perché si erano creati dei fraintendimenti. Certo, chi è dentro la vita associativa potrebbe non averne avuto bisogno: chi conosce tutti i passaggi sa che la linea dell’Anm non la fa il presidente. Il presidente la interpreta, la linea è già stata tracciata in maniera unanime, questo è il dato significativo.

Lui ha chiesto subito un incontro al governo (fissato, è notizia di ieri, per il 5 marzo, ndr) senza consultare la giunta: altro errore che gli è stato imputato. Come sono stati i rapporti tra la sua giunta e l’Esecutivo?

Noi abbiamo incontrato più volte il ministro della Giustizia: ogni volta che ci ha riservato un appuntamento noi non l’abbiamo mancato. Ricordo che al congresso di Palermo abbiamo invitato tutti gli esponenti politici nel loro massimo livello e saremmo stati felici di averli tutti: alcuni hanno risposto, compreso Nordio, altri no. Questo non è dipeso da noi, però l’ apertura è stata massima. Poi quello che diciamo tutti è che per una riforma costituzionale non si può usare la parola trattativa, non è questione sindacale. Se all’incontro con Nordio fosse dovuto andare lei, avrebbe ribadito che nessun punto della riforma è negoziabile? Noi nelle assemblee e con i documenti abbiamo assunto una posizione chiara. Dopodiché ciò non significa chiudersi a eventuali mutamenti. Da parte nostra c’è disponibilità all’ascolto.

Ipotesi: Nordio concede il sorteggio temperato per i togati dei due Csm. Quale dovrebbe essere, per lei, la giusta reazione?

Non vorrei rispondere portandomi dietro una carica che ho dismesso troppo di recente. Affido alla nuova dirigenza associativa ogni tipo di valutazione, il disegno ha una sua complessità e va esaminato compiutamente.

Però poniamo il caso che in questo spirito la nuova giunta accetti questo compromesso, rilanciato peraltro ieri da FdI: non sarebbe perso in partenza, il referendum, dal punto di vista comunicativo?

Il pericolo esiste. Vediamo cosa emergerà da questo incontro che la nuova giunta avrà. Ogni aspetto verrà riversato negli organi deliberanti, quindi nel Comitato direttivo centrale, e se fosse necessario anche in un’assemblea. L’Anm non ha una struttura leaderistica in cui decidono in pochi. Un deliberato assembleare ha un peso importante.

Qualcuno sostiene che Magistratura Indipendente potrebbe sabotare lo sciopero del 27 febbraio. Solo speculazioni?

Lo sciopero l’abbiamo sempre inteso come un fattore di moltiplicazione della nostra capacità di comunicare all’esterno, uno sciopero che non riesce è una mortificazione della capacità comunicativa. Credo che non convenga a nessuno un’astensione che fallisce: metterebbe in crisi l’azione associativa espressa oggi da una giunta unitaria, quindi credo che tutte le componenti dell’Anm lavoreranno affinché riesca al meglio.

Un’ultima domanda: condivide il fatto che i capi degli uffici giudiziari milanesi abbiano disertato l’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Ucpi?

Intanto erano dei saluti introduttivi, quindi non era un momento di confronto, come hanno sostenuto gli avvocati al quale si sarebbero sottratti i magistrati. Dopodiché l’atteggiamento dei colleghi milanesi è stato anche un modo per dire ai penalisti di prestare maggiore attenzione a ciò che si scrive nei comunicati, dove ad esempio siamo stati accusati di essere eversivi. Quindi, in sintesi, non ho ravvisato in quel diniego uno sgarbo o una voglia di non considerare l’avvocatura, ma un leale richiamo ad un linguaggio più consapevole, oltre che rispettoso della storia e dell’impegno democratico di tutta la magistratura italiana.