di Gabriella Cerami
La Repubblica, 3 agosto 2025
L’ex presidente dell’Anm: “La separazione delle carriere sarà bocciata, gli italiani daranno prova di sensibilità democratica”. Carlo Nordio offende le toghe, “nelle sue parole non scorgo il doveroso rispetto per un’istituzione fondamentale come la magistratura”. Giuseppe Santalucia, che è stato presidente dell’Associazione nazionale magistrati quando l’attuale governo ha iniziato a parlare di separazione delle carriere, ancora oggi rivendica il diritto dei giudici di partecipare al dibattito illustrando la posizione contraria della categoria.
Vi sentireste umiliati, come ha detto il ministro della Giustizia a Repubblica, se il referendum confermativo dovesse dare il via libera alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri?
“Assolutamente no, non capisco il senso dell’affermazione del ministro Nordio. Non vedo dove possa esserci l’umiliazione, non è una battaglia della magistratura, non è una questione dei magistrati ma interessa il Paese intero”.
Il Guardasigilli sostiene che state strumentalizzando la giustizia per fini elettorali...
“È un momento altissimo di democrazia diretta. I magistrati, che hanno un ricco bagaglio di esperienza e di professionalità, stanno offrendo al dibattito pubblico elementi e argomenti per riflettere e valutare nel migliore dei modi una riforma che a buon diritto criticano fermamente, ma non per posizioni preconcette, piuttosto sulla base di argomenti sostanziosi e ragionamenti articolati”.
Però è una battaglia che si è radicalizzata. Voi magistrati vi state esponendo molto, è in ballo la vostra credibilità?
“Non vedo la discussione che prepara un referendum come due squadre che si contendono una vittoria. Non c’è una contesa, si tratta di decidere su una riforma delicatissima che a nostro giudizio altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Esercitiamo un diritto-dovere di cittadinanza ed è tutt’altro dallo scontro partitico, fazioso o ideologico”.
Il giorno dopo il referendum, che dovrebbe essere nella prima metà del 2026, come pensate di ricucire il rapporto, oggi logorato, tra politici e magistrati?
“Con reciproco rispetto. Da parte nostra il rispetto per tutte le istituzioni non è mai mancato. Ma rispettare le istituzioni non significa sopire la capacità critica e il diritto di parola su temi, come la riforma della giustizia, che interessano la comunità intera”.
Il ministro Nordio vi accusa di non fornire informazioni affidabili. Offende le toghe?
“Sì, sono parole ingenerose. Faccio un richiamo alla necessità che si torni a ragionare e si dismettano toni e contenuti aggressivi, specie da parte di quanti esercitano pubbliche funzioni a livelli molto alti. È da tempo che polemiche condite da accuse infondate avvelenano il clima e non giovano a nessuno”.
Vede un intento vendicativo della politica nei confronti dei magistrati?
“Vedo gli strascichi di una stagione di scontro e di incomprensione nata con Mani Pulite. Sul malinteso principio del primato della politica, in sé indiscutibile, si vogliono punire i giudici, ma se il progetto dovesse aver successo, e lo escludo, sarebbe una sconfitta del Paese”.
In caso di sconfitta al referendum il governo dovrebbe dimettersi dal momento che lo considera uno spartiacque?
“Queste sono valutazioni che non mi riguardano, resto estraneo. Non vivo la consultazione popolare come una contesa, quindi le valutazioni che spettano al ministro le farà il ministro”.
Secondo il Guardasigilli, i sondaggi svolti dalla Anm dicono che non passerà, gli altri invece che vinceranno i sì. Lei cosa si aspetta?
“Sono convinto che il popolo italiano darà una grandissima prova di sensibilità democratica bocciando la riforma. Sarebbe la terza bocciatura, dopo quella del 2000 e quella del 2022, quelli erano referendum abrogativi ma in entrambe le occasioni l’elettorato ha bocciato modifiche normative di questo tipo”.
Un altro duro scontro tra politici e toghe ha riguardato il decreto Paesi sicuri. Adesso la Corte di giustizia europea ha attribuito ai giudici l’incarico di valutare se un Paese terzo sia sicuro o meno. È stato sconfessato il governo? Oppure, come dice Nordio, gli dà ragione riguardo la possibilità di legiferare sul tema?
“Nessuno mai ha negato al Parlamento il potere di legiferare, eppure siamo stati travolti da critiche ferocissime. Ricordo quei mesi e quegli anni durissimi e credo che questa sia la prova più importante di come non dovrebbe mai venir meno la fiducia e il rispetto nella magistratura anche quando non se ne condividono le decisioni”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani dice che un giudice non può sapere se un Paese sia sicuro o no. Cosa risponde?
“Mi sembrano, alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia, parole che non richiedono particolare considerazione. La tutela dei diritti fondamentali non può subire limitazioni e la Corte di giustizia non ha fatto altro che ribadire quanto già i nostri tribunali avevano chiaramente rammentato”.











