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di Marzia Piga

cagliaritoday.it, 23 dicembre 2025

Il senatore dem Marco Meloni: “Norma del 2009 con il centrodestra”. Ticca (Riformatori): “Scelte fatte nel 2020 dall’esecutivo Conte”. Comandini: “Dal Governo ci attendiamo e pretendiamo lealtà e correttezza istituzionale”. Il dibattito sul possibile rafforzamento della presenza di detenuti in regime di 41 bis in Sardegna (ne abbiamo scritto qui) non è destinato a placarsi e ora si sposta sulle responsabilità politiche della scelta di inviare i detenuti speciali nelle zone insulari. A intervenire è il senatore sardo del Partito Democratico Marco Meloni, che in una nota chiama direttamente in causa Fratelli d’Italia e il deputato Salvatore Deidda, chiedendo un fronte comune per evitare che l’isola diventi la destinazione privilegiata dei detenuti di massima sicurezza.

“Leggo con stupore - afferma Meloni - che mentre la società e la politica sarda si mobilitano contro il rischio di un trasferimento di massa dei criminali più pericolosi d’Italia, Deidda rassicura tutti, come se fosse in possesso di informazioni che il ministero nega da mesi agli altri parlamentari”. Il riferimento è alle dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove alla Conferenza unificata del 18 dicembre, quando è stata confermata l’intenzione di concentrare i detenuti in sette istituti “esclusivamente dedicati”, tre dei quali in Sardegna: Sassari, Nuoro e Cagliari-Uta.

Secondo Meloni, non si tratta di una semplice separazione dei detenuti più pericolosi dal resto della popolazione carceraria, ma di una scelta politica precisa, finora poco trasparente. Al centro della polemica c’è l’articolo 41 bis, comma 2-quater, che prevede la collocazione dei detenuti “preferibilmente in aree insulari”. “Quella norma - ricorda il senatore - nasce con la Legge 94 del 2009, il cosiddetto pacchetto sicurezza, votato dal centrodestra e contrastato dal centrosinistra”. “Noi vorremmo che tutti, a prescindere dagli errori commessi o da scelte di cui non si era compresa fino in fondo la portata, fossimo uniti in questa battaglia - aggiunge -. Serve un fronte comune - conclude Meloni - per abrogare una disposizione che rischia di condannare la Sardegna a diventare la destinazione prioritaria dei detenuti di massima sicurezza. Invito Deidda e Fratelli d’Italia a unirsi alla battaglia di tutti i sardi per il futuro dell’isola”.

Sempre per i Dem interviene anche il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini che bacchetta il governo Meloni: “Dal Governo ci attendiamo e pretendiamo lealtà e correttezza istituzionale. Non è accettabile che decisioni che possono turbare e modificare il tessuto sociale di interi territori e stravolgere l’organizzazione penitenziaria regionale, come è appunto quella di trasferire in Sardegna i detenuti in regime di 41 bis, siano calate dall’alto senza che ci sia stato preventivamente un adeguato coinvolgimento delle istituzioni regionali, delle comunità e delle popolazioni locali”. Comandini ricorda che le carceri sarde ospitano un numero già elevato di detenuti di massima sicurezza: “Decidere che debbano essere destinate esclusivamente per i condannati al 41bis è una scelta politica irresponsabile e prepotente, che la Sardegna non subirà senza far sentire con forza la sua voce, a cominciare dal Consiglio regionale”.

“La questione del 41-bis e dei trasferimenti in Sardegna non nasce oggi - ricorda Umberto Ticca, capogruppo dei Riformatori in Consiglio regionale -. Già nel 2020, sotto il Governo Conte II sostenuto dal centrosinistra, furono assunte scelte che hanno inciso sull’utilizzo dei nostri istituti penitenziari: un esecutivo del quale faceva parte anche l’attuale presidente della Regione”. “Noi su questo tema siamo coerenti da sempre - sottolinea Ticca -: ieri come oggi, a prescindere dal colore del Governo, diciamo che la Sardegna non può essere trattata come una soluzione logistica per problemi decisi altrove. È giusto opporsi oggi, ma è altrettanto giusto ricordare che in passato non ci si è opposti. Ora però la priorità è una sola: evitare in ogni modo che la Sardegna paghi scelte decise altrove”.