cagliaritoday.it, 5 settembre 2026
L’allarme dell’associazione Socialismo Diritti Riforme: presenze al massimo storico, strutture al collasso e l’imminente arrivo dei 41bis a Cagliari-Uta pronto a spingere il sovraffollamento oltre il 150 per cento. C’è un’aritmetica ingannevole nei bollettini ufficiali della burocrazia ministeriale. È una matematica fatta di medie algebriche che sulla carta restituisce un quadro quasi sotto controllo, mentre nella realtà quotidiana dei penitenziari sardi si traduce in una convivenza claustrofobica, stanze saturate oltre ogni limite di tolleranza e un personale sanitario e di polizia lasciato a gestire la pressione senza strumenti adeguati.
L’ultimo report del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, rielaborato dall’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, fotografa una situazione mai raggiunta prima nell’Isola: 2.451 detenuti presenti a fronte di 2.583 posti teoricamente disponibili. Un dato che appare quasi in equilibrio soltanto perché nasconde due buchi neri contabili. Da un lato non vengono computati i 300 posti attualmente inagibili per lavori di ristrutturazione a Badu ‘e Carros; dall’altro si tace sul peso specifico dei bracci di massima sicurezza. La realtà operativa racconta infatti di una regione ormai satura, dove la capienza reale è stata ampiamente superata.
Il cuore dell’emergenza batte con forza nell’istituto di Sassari-Bancali, dove a fronte di 458 posti regolamentari sono ristrette 607 persone, portando l’indice di affollamento al 132,5 per cento, una percentuale che schizza al 152 per cento se si considera l’impatto dei 90 detenuti sottoposti al regime di 41bis. Una dinamica speculare è destinata a ripetersi nel carcere di Cagliari-Uta, attualmente attestato su un tasso del 133,3 per cento con 748 ristretti per 561 posti, cifra destinata a superare abbondantemente il 150 per cento con il preannunciato arrivo dei nuovi detenuti in regime di carcere duro.
Alla pressione numerica si aggiunge la complessa trama sociale delle strutture. Nei due penitenziari principali si concentra la gran parte dei 773 detenuti stranieri presenti in Sardegna - prevalentemente di nazionalità marocchina, tunisina, nigeriana e algerina, una presenza che a Cagliari raggiunge quota 201 e a Sassari 197. La cronica carenza di mediatori culturali rende la convivenza negli spazi angusti ancora più complessa, esacerbata dall’ondata di caldo e da numeri mai visti prima per quanto riguarda la popolazione detentiva femminile, salita a 57 presenze. Sullo sfondo resta la crisi dell’assistenza sanitaria interna. La presidente di SDR, Maria Grazia Caligaris, richiama l’attenzione sull’imminente scadenza dei contratti dei medici penitenziari: senza una risposta positiva al nuovo bando di gara, il sistema rischia un vero e proprio corto circuito operativo, dove il diritto alla salute e la sicurezza degli operatori finiscono per diventare le prime vittime di un’emergenza non più rinviabile.









