linkoristano.it, 7 novembre 2025
L’associazione “Socialismo Diritti Riforme” denuncia: “Isola luogo di ‘deportazione’. Mancano personale educativo e mediatori culturali”. Nel carcere di Massama è straniero quasi un detenuto su cinque. Sono 254 le persone ristrette nella casa circondariale di Oristano, che può ospitarne fino a 264. I detenuti di origine straniera sono 49. Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, esaminando i dati pubblicati dall’Ufficio Statistica del Ministero della Giustizia, esprimendo “viva preoccupazione per le condizioni di vita delle strutture carcerarie sarde, quasi tutte oltre il limite regolamentare e per la carenza di personale educativo e di mediatori culturali, senza dimenticare la presenza dei 41-bis a Sassari e Nuoro e, a breve, a Cagliari”.
“Ministero e Dipartimento della Giustizia continuano e riversare nell’isola senza sosta detenute e detenuti. I dati di ottobre”, ha evidenziato Caligaris, “fanno registrare infatti un’impennata di presenze straniere, con una percentuale che sfiora il 30%. A fronte di 2.547 (per 2.479 posti) persone private della libertà 746, pari al 29,2%, sono straniere, prevalentemente extracomunitarie, giunte nell’isola da altre strutture detentive. Un autentico record anche in considerazione della crescita del 20,3% nell’ultimo mese. A settembre i detenuti stranieri erano infatti ‘solo’ 620”.
“A soffrire maggiormente”, ha aggiunto la presidente di Sdr, “sono, come sempre, le principali case circondariali di Cagliari (188 stranieri su 737 detenuti - 25,5% per 561 posti) e Sassari (172 stranieri su 552 detenuti, 31,1%) per 458 posti. Il numero più elevato si registra a Mamone-Onanì (107 stranieri su 192 detenuti, pari al 56,2%). La realtà isolana della detenzione ha ormai perso del tutto quell’immagine di oasi che il Ministero ha sempre voluto accreditare per assumere invece quella di luogo di ‘deportazione’ in una servitù penitenziaria circondata dal mare”.
“Attualmente”, ha detto ancora Caligaris, “è cresciuto notevolmente anche il numero delle donne nelle sezioni di Cagliari-Uta (32) e Sassari-Bancali (24) senza che questo abbia comportato un miglioramento dei servizi. Spesso i trasferimenti avvengono senza che le persone possano portare con sé il vestiario e i propri oggetti personali e sono costrette ad aspettare mesi, e spesso a pagare il viaggio del bagaglio lasciato nelle carceri di provenienza”.
“Il sovraffollamento comporta serie limitazioni nelle attività trattamentali, già messe in profonda crisi dal centralismo ministeriale che ha avocato a sé il nulla osta per qualunque iniziativa di recupero sociale e culturale. In realtà è chiaro che è in atto un tentativo di mettere tra parentesi l’articolo 27 della Costituzione e l’Ordinamento penitenziario per una gestione sicuritaria. La carenza di personale penitenziario, con e senza, e la burocratizzazione comporteranno la chiusura dei detenuti nelle celle, senza attività riabilitative. Continuando di questo passo”, ha concluso la presidente di Sdr, “la detenzione assumerà sempre più un carattere punitivo fine a se stesso, facendo tornare il sistema indietro di 50 anni”.











