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di Davide Madeddu

Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2026

In piazza per dire no ai detenuti in regime di 41bis nelle carceri della Sardegna. Doveva essere mobilitazione generale, e così è stato. Alla manifestazione promossa dalla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, contro il trasferimento dei detenuti “ad alta pericolosità” nelle strutture detentive dell’isola hanno partecipato più di 1.500 persone: amministratori regionali, sindaci, sindacati associazioni e cittadini. Tutti sotto il palazzo della Prefettura simbolo del Governo in città.

Dalla presidente della Regione un attacco al ministro della Giustizia. “L’intervento del ministro Nordio lo definisco avvilente. Avvilente perché noi ci siamo incontrati a settembre e non ero sola, ero col mio segretario generale e col responsabile della nostra avvocatura, e lui ci ha detto testualmente che niente era deciso e che le cose dovevano essere ancora portate avanti - ha detto la governatrice a margine della mobilitazione e in replica alla risposta scritta che il Guardasigilli ha dato ai parlamentari M5s sull’arrivo dei detenuti in regime di 41 bis-. Oggi invece scopriamo che è un piano che viene da lontano, che ci sono decisioni già prese, e che in questo momento sembra già deciso”.

Una mobilitazione, come ha rimarcato la governatrice, che è il primo passo di un lungo percorso che coinvolgerà l’intero territorio regionale. “Noi diciamo che non ci stiamo, sia perché abbiamo combattuto per avere un articolo nella Costituzione sull’insularità, che non ha certo questo come attuazione - ha aggiunto -. Noi vogliamo essere avvantaggiati dall’insularità, non penalizzati con un’ennesima servitù. E credo che questa piazza debba servire, con serenità, non per essere contro, ma per dire che noi vogliamo una Sardegna diversa, che vogliamo rispetto e sicuramente non è questo tipo di decisioni che ci possano aiutare”. In piazza, anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che hanno manifestato una certa preoccupazione per questa eventualità, così come i sindaci dei diversi centri dell’isola.

A prendere posizione contro l’ipotesi di trasferimenti dei detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis anche Confindustria Sardegna che ha manifestato la preoccupazione con un comunicato condiviso con le Associazioni di categoria regionali Confapi, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Coldiretti.

“La Sardegna, per la sua peculiare condizione geografica e infrastrutturale, sostiene già un carico significativo derivante dalla presenza di diverse strutture detentive di alta sicurezza - hanno scritto le organizzazioni che rappresentano il mondo produttivo -. L’eventuale incremento di detenuti in regime di 41-bis rischierebbe di produrre effetti non trascurabili sul piano economico e sociale, incidendo su un territorio fragile ma che tenta con determinazione di avviare un processo di sviluppo volto ad attrarre investimenti nei settori ad alto valore aggiunto”.

Non solo, dalle organizzazioni datoriali la richiesta di un confronto per affrontare la situazione. “Senza voler mettere in discussione le esigenze dello Stato in materia di sicurezza e contrasto alla criminalità organizzata, obiettivi pienamente condivisibili - scrivono - si è ritenuto opportuno proporre un confronto istituzionale che tenga conto delle specificità economiche e sociali della Sardegna, nonché dell’impatto complessivo che determinate scelte possono generare sul tessuto produttivo locale, in un’ottica di equa distribuzione territoriale delle responsabilità e degli oneri connessi”.