di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 maggio 2026
Tre suicidi a Uta, due decessi per cause ancora da accertare a Bancali, 178 atti di autolesionismo nel solo istituto sassarese e 68 tentativi di suicidio nel carcere cagliaritano. Il tasso di occupazione dei penitenziari sardi è quasi raddoppiato in tre anni, passando dall’82% del 2023 al 98% del 2025, con sei istituti ora oltre la capienza regolamentare. La sanità è al centro di tutto: quasi la metà delle 149 istanze formalmente ricevute dalla garante Irene Testa riguarda problemi di salute o disagio psichiatrico. È il quadro che emerge dalla relazione annuale 2025, trasmessa al Consiglio regionale della Sardegna, che fotografa un sistema in peggioramento.
Al 31 dicembre 2025 nelle carceri italiane si trovavano 63.499 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.277 posti: tasso di occupazione al 124%, in rialzo rispetto al 121% del 2024 e al 118% del 2023. Alcune regioni superano il 150%, come Puglia, Molise e Friuli Venezia Giulia. La Sardegna, con 2.536 detenuti nei dieci istituti da 2.583 posti, rimane formalmente sotto soglia. Ma questa è la media. Quasi la metà della popolazione carceraria isolana si concentra in Uta e Bancali, entrambi ben oltre la capienza.
Il carcere di Uta ospita 729 detenuti a fronte di 561 posti: tasso del 130%, con 507 posti per uomini contro i 699 presenti. Il personale di polizia penitenziaria sconta una carenza del 22%. La vera emergenza è però sanitaria. Al 31 dicembre 2025, l’83,95% dei detenuti assumeva terapie continuative diverse dal metadone, il 34,29% presentava patologie psichiatriche e il 48,56% era in trattamento psichiatrico continuativo. Uno dei due psichiatri era assente. Si sono contati tre suicidi, 68 tentativi di suicidio e 161 atti di autolesionismo. Delle aggressioni al personale la direzione non ha comunicato dati, nonostante nei due anni precedenti fossero state 40 e 30.
A Bancali i 572 detenuti per una capienza maschile di 442 posti portano il tasso al 125%. Ufficialmente nessun suicidio, ma due decessi “per cause da accertare”. Gli atti di autolesionismo sono 178, in forte crescita rispetto ai 104 del 2024 e ai 62 del 2023, un trend che la garante mette in relazione con il sovraffollamento crescente. I tentativi di suicidio scendono da 43 a 40, ma le aggressioni al personale salgono da 23 a 35. Nel 2024 il carcere contava su 9 specialisti per 57 ore settimanali; nel 2025 ne ha 6 per 42 ore. Il carcere di Oristano è a piena capienza con 267 detenuti su 264 posti, personale di polizia al 69% della pianta organica, solo 3 funzionari dell’area trattamentale su 6 previsti, nessuno psichiatra assegnato. Nel 2025: 12 tentativi di suicidio, 78 atti di autolesionismo, 14 aggressioni al personale. L’istituto genera il maggior numero di segnalazioni alla garante in proporzione alla sua dimensione: 33 su 149 totali, perché ospita molti detenuti non sardi che chiedono soprattutto un avvicinamento familiare.
Il principio di territorialità della pena risulta sistematicamente inapplicato: nei dieci istituti sardi erano ristretti 2.536 detenuti ma i residenti in Sardegna presenti sull’isola erano solo 1.339. Almeno la metà di chi è recluso viene da fuori regione, con tutto il peso che ricade sulle famiglie costrette a lunghi viaggi. Non a caso le istanze sui colloqui sono salite da 20 nel 2024 a 33 nel 2025: parenti che non riescono nemmeno a prenotare telefonicamente le visite perché la linea è sempre occupata.
La Sardegna come valvola di sfogo del sovraffollamento nazionale - Nel 2025 il numero di carceri sarde oltre capienza è triplicato: ai già sovraffollati Uta e Bancali si sono aggiunti Lanusei con il 118%, Oristano con il 101%, Tempio Pausania e Alghero entrambi al 104%. Alghero ha quasi raddoppiato i detenuti in un anno, passando da 87 a 162, con la quota di stranieri salita dal 18% al 34%, per trasferimenti da altri penitenziari. Le tre ex colonie penali agricole hanno registrato aumenti marcati: Is Arenas dal 49% al 79%, Isili dal 59% al 99%, Mamone dal 41% al 79%. La garante considera positivo questo dato perché il modello basato sul lavoro agricolo è virtuoso: a Is Arenas lavorano 134 detenuti su 139, a Isili 110 su 130, a Mamone 161 su 207. Nessun suicidio né tentativo nelle tre strutture nel 2025. La sanità penitenziaria è al collasso. A gennaio la direzione di Mamone ha segnalato con urgenza una grave carenza di personale medico, aggravata dall’isolamento geografico. Il capo del Dap ha espresso preoccupazione per le carenze a Oristano, Tempio Pausania e Isili. A Tempio Pausania la relazione certifica la “totale assenza” dello psichiatra per tutto l’anno. A Isili è stata garantita una copertura di sole 6 ore settimanali a fronte delle 30 previste, con una lunga interruzione finale, in un istituto che ospita anche internati con misure di sicurezza. Le segnalazioni a rischio suicidario sono salite da 4 nel 2024 a 9 nel 2025.
Il Cpr di Macomer: trattenuti sempre più a lungo - Il Centro di permanenza per i rimpatri di Macomer, gestito dalla cooperativa “Officine sociali” nell’ex struttura carceraria di massima sicurezza, mostra nel 2025 una trasformazione netta. Gli ingressi calano da 251 a 206, ma il tempo medio di permanenza sale da 55 a 91 giorni: un aumento del 65%. Chi entra ci resta molto più a lungo, non perché le procedure migliorino ma perché aumentano le situazioni che bloccano l’esecuzione del rimpatrio. I rimpatri effettuati sono stati 57, quasi tutti nordafricani, in prevalenza algerini. In una struttura da 50 posti si sono contati 59 atti di autolesionismo, 10 tentativi di suicidio e 20 episodi di violenza nel corso dell’anno.
La Rems di Capoterra è a piena capienza con 16 ospiti e lista d’attesa salita da 5 a 8 persone, un suicidio, un decesso per cause naturali, 10 episodi di violenza nel 2025. Chi aspetta l’ingresso rischia di scontare la misura in istituti non attrezzati per pazienti psichiatrici; non ci sono psicologi né assistenti sociali in organico. L’Ipm di Quartucciu, nato come carcere di massima sicurezza negli anni Settanta e più volte indicato dalla garante come struttura da chiudere, al 31 marzo 2026 non aveva ancora completato i lavori di ristrutturazione avviati nel febbraio 2024. Struttura “fatiscente e pericolante in diverse parti”, secondo piano chiuso, 12 ragazzi ospitati per una capienza di 10.
Una novità della relazione 2025 è la prima mappatura delle camere di sicurezza delle forze di polizia regionali: su 352 censite, solo 52 agibili, il 14,77% del totale. Per i Carabinieri di Oristano, nessuna delle 26 camere è funzionante. Il dato certifica che quasi tutti i transiti si concentrano nei centri urbani, lasciando le zone interne dell’isola prive di strutture operative. La relazione si chiude con un lungo elenco di raccomandazioni: potenziamento urgente degli organici sanitari, tavolo interassessorile regionale sulle politiche penitenziarie, completamento dei lavori a Quartucciu, adeguamento del Cpr di Macomer. La garante Testa segnala anche la condizione delle 54 detenute distribuite tra Uta e Bancali, “minoranza della minoranza” in un sistema pensato quasi esclusivamente per gli uomini, nessuna delle quali impegnata in lavoro esterno ai sensi dell’art. 21 dell’ordinamento penitenziario. A giudicare dall’andamento degli ultimi tre anni, il rischio che quelle raccomandazioni restino sulla carta è concreto.










