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kalaritanamedia.it, 24 febbraio 2025

La sanità nelle carceri della Sardegna è in crisi, tra gravi carenze di personale e la mancanza di continuità terapeutica. La denuncia arriva da Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme Odv, che richiama l’attenzione su una situazione spesso dimenticata. “Dopo tredici anni dal passaggio della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale, il diritto alla salute è ancora negato a chi è detenuto”, afferma Caligaris, sottolineando le difficoltà vissute nei principali istituti penitenziari dell’isola. In particolare, la situazione è critica nella casa circondariale di Uta, dove, nonostante la presenza di un presidio sanitario, vi sono detenuti affetti da tumori, insufficienze respiratorie e gravi disturbi psichiatrici legati alla tossicodipendenza. “Se la sanità non funziona per i cittadini liberi, a maggior ragione non funziona per chi ha perso la libertà”, aggiunge Caligaris. Un problema che si traduce nella difficoltà di accedere alle cure necessarie: “Chi è detenuto deve passare attraverso il CUP (Centro Unico di Prenotazione), ma senza reali opportunità di cura”.

Oltre alle problematiche sanitarie, emerge anche la questione delle opportunità formative: “Scuola e formazione sono fondamentali. Dietro ogni detenuto c’è una famiglia, spesso con figli. I diritti si esigono, non si chiedono per favore”. A rendere la situazione ancora più difficile è il sovraffollamento carcerario. I numeri parlano chiaro: Casa circondariale di Uta: 755 detenuti a fronte di 561 posti disponibili. Carcere di Sassari-Bancali: 543 detenuti per 454 posti. “È un’emergenza da affrontare subito”, conclude Caligaris, sollecitando interventi urgenti per garantire condizioni di vita dignitose e il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti.