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di Francesca Arcai

sassaritoday.it, 17 giugno 2025

Salute negata dietro le sbarre: in Sardegna celle sovraffollate, carenza di medici, zero ispezioni. L’indagine dell’Associazione Luca Coscioni denuncia un sistema penitenziario opaco, dove il diritto alla cura resta sulla carta. Ci sono celle affollate, letti a castello incastrati nei pochi metri quadrati disponibili e infermerie con turni scoperti. Ci sono relazioni ufficiali che parlano di “rispetto degli standard”, ma poi mancano le ispezioni, i medici, gli strumenti. C’è chi ha risposto con un paragrafo e chi non ha risposto affatto. È questo il quadro che emerge in Sardegna dal monitoraggio sulla sanità penitenziaria condotto dall’Associazione Luca Coscioni, che ha ottenuto l’accesso agli atti delle Asl italiane per fare luce su un tema troppo spesso ignorato: la salute nelle carceri.

Secondo i dati aggiornati al 31 luglio 2024, nell’isola si contano 2.178 detenuti (2.128 uomini e 50 donne) a fronte di una capienza regolamentare decisamente inferiore. Il sovraffollamento è all’83 per cento, e in alcuni istituti si supera il 100%. Ma il vero problema - denuncia l’associazione - è che manca un quadro trasparente e completo delle condizioni sanitarie negli istituti penitenziari. Troppe informazioni assenti, troppi vuoti istituzionali.

L’Asl 1 di Sassari ha inviato una semplice descrizione dell’organizzazione sanitaria all’interno del carcere. Nessuna relazione tecnica, nessun dettaglio sulle ispezioni, né sulle condizioni igienico-sanitarie. Si parla genericamente di rispetto degli standard, ma senza alcuna evidenza oggettiva a supporto. Una dichiarazione d’intenti, non un riscontro reale.

L’Asl 5 di Oristano ha trasmesso solo la relazione annuale del medico responsabile. Il nodo centrale? Mancano i medici, e per coprire i turni si ricorre a liberi professionisti. Una toppa usata spesso in Italia, ma che non garantisce né continuità né qualità. Una sanità precaria per una popolazione detenuta che ha bisogno di cure stabili e professionali.

Nuoro: qualche dato in più, ma sempre senza sopralluoghi

Più completa la documentazione dell’Asl 3 di Nuoro, che include l’analisi delle acque, l’elenco dei protocolli in caso di tentato suicidio, e una panoramica dei servizi sanitari. Ma anche qui non c’è traccia di ispezioni recenti né di controlli sul rispetto effettivo delle condizioni igieniche e strutturali. Nel carcere di Arbus, sotto l’Asl 6 - Medio Campidano, viene riconosciuto formalmente il rispetto degli standard igienici. Tuttavia, la relazione evidenzia gravi carenze organizzative e nella dotazione di attrezzature mediche, che mettono in discussione l’efficienza stessa del servizio. E poi ci sono i territori da cui non è arrivata nessuna risposta: Gallura (Asl 2), Ogliastra (Asl 4) e Cagliari (Asl 8). Tre zone dove esistono istituti penitenziari, ma nessuna informazione è stata trasmessa. Nessun documento, nessuna verifica. Nessuna tutela.

Una questione di diritti - L’indagine della Coscioni è una fotografia parziale, ma già sufficiente a dire che la salute dei detenuti in Sardegna non è sotto controllo. Mancano i riferimenti a direttive regionali, reazioni istituzionali, progetti di miglioramento. Tutto questo in un sistema carcerario dove - a livello nazionale - il sovraffollamento ha toccato il 134 per ento, con 62.722 detenuti su una capienza reale di poco più di 46mila posti. Nel frattempo, l’Associazione Luca Coscioni ha attivato Freedom Leaks, una piattaforma anonima per segnalare violazioni dei diritti sanitari nelle carceri.