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Il Dubbio, 10 settembre 2026

La Regione Sardegna impugnerà davanti al Tribunale amministrativo regionale gli atti relativi al trasferimento nell’Isola di circa cento detenuti sottoposti al regime del 41-bis. Nell’ambito del giudizio intende inoltre sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale. Lo ha annunciato a Cagliari la presidente della Regione, Alessandra Todde, dopo la mancata risposta alla richiesta di accesso agli atti presentata il 4 agosto. La governatrice ha escluso anche la possibilità di chiedere un nuovo incontro al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Questo è un attacco deliberato alla Sardegna”, ha dichiarato Todde riferendosi alla decisione del governo di trasferire i detenuti al 41-bis durante lo scorso fine settimana.

La presidente ha ricordato che la Regione aveva presentato una richiesta formale di accesso agli atti il 4 agosto. “Sono decorsi 30 giorni e nessuno ha risposto, perché l’importanza della risposta e della leale collaborazione probabilmente non vengono prese in considerazione”, ha affermato. La mancata risposta del governo porterà la Regione ad avviare il contenzioso amministrativo. “Noi impugneremo gli atti al Tribunale amministrativo regionale e poi, incidentalmente, anche in Corte costituzionale”, ha annunciato Todde. La contestazione riguarda la decisione di concentrare in Sardegna una parte dei detenuti sottoposti al regime carcerario speciale e il mancato confronto preventivo con l’amministrazione regionale.

Il trasferimento ha aperto un confronto politico tra gli schieramenti presenti in Sardegna. Il campo largo accusa il governo nazionale di avere imposto la decisione senza coinvolgere la Regione. Il centrodestra sostiene invece che il piano derivi da scelte compiute dai precedenti governi, quando alla guida del Paese si trovavano anche il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle. “Abbiamo sentito delle ricostruzioni fantasiose. Bisogna dire in maniera forte e chiara che la decisione di concentrare il 41-bis in Sardegna è una decisione di questo governo”, ha dichiarato. La presidente attribuisce la responsabilità della decisione all’attuale esecutivo, al ministro della Giustizia e ai parlamentari della maggioranza che sostengono il trasferimento.

“È questo governo che se ne deve prendere la responsabilità, insieme al ministro e ai parlamentari di maggioranza che, in questo momento, assecondano il governo”, ha affermato. Todde sostiene che gli istituti penitenziari sardi siano già interessati da problemi di sovraffollamento e carenza di personale.

“Il sistema carcerario sardo è già in una situazione di assoluta difficoltà”, ha dichiarato la governatrice. Todde richiama i numeri diffusi da chi opera all’interno del sistema penitenziario regionale e sostiene che le criticità siano state ignorate dal governo. “Si è portato avanti un atto unilaterale, senza alcun tipo di coprogrammazione, copianificazione, ma semplicemente di arroganza. Noi riteniamo che non sia assolutamente questo il modo giusto di procedere”, ha aggiunto. Secondo la presidente, il confronto preventivo avrebbe dovuto riguardare anche le conseguenze del trasferimento e la partecipazione dello Stato alla loro gestione. “Non è accettabile subire una situazione di questo tipo senza aver discusso in maniera preventiva delle conseguenze e della corresponsabilità dello Stato, non solo per mandarci qua i carcerati, ma anche per partecipare alle conseguenze”, ha dichiarato.

Alla domanda sulla possibilità di incontrare Carlo Nordio, Todde ha risposto negativamente. “Mi rifiuto di incontrarlo”, ha affermato. La governatrice ha ricordato un precedente incontro con il ministro, avvenuto un anno fa dopo diverse richieste della Regione. Secondo Todde, Nordio avrebbe assunto pubblicamente l’impegno di condividere le decisioni riguardanti il sistema penitenziario sardo. “Non ha condiviso un accidente. Io non voglio essere presa per i fondelli, i sardi non lo permettono e io rappresento tutti”, ha dichiarato. Todde ha escluso di voler promuovere un ulteriore confronto istituzionale con il titolare della Giustizia. “Un ministro che mi ha preso in giro non si merita che io gli chieda incontri”, ha affermato. “Si merita che io vada in Corte costituzionale e che impugni gli atti”, ha concluso la presidente della Regione.