di Luca Fiori
La Nuova Sardegna, 12 settembre 2025
Da un anno si dedica come volontaria alle persone ospiti della Comunità. I capelli corti e grigi incorniciano il viso luminoso. Dietro gli occhiali lo sguardo resta fermo, anche quando si fa lucido di emozione. La voce è calma, pacata, di chi ha trovato la serenità e non vuole lasciarla più andare via. Adelma Cassano, 72 anni residente a Tissi, racconta la sua seconda vita, seduta nella piccola biblioteca della comunità “Don Gaetano Muntoni” di San Giorgio, tra scaffali di libri e il brusio che arriva dalla fattoria didattica poco distante, dove gli ospiti accudiscono animali e coltivano la terra, come parte del loro percorso di rinascita.
Per 35 anni dipendente delle Poste, questa donna - che qui si muove come se fosse a casa - non è solo una volontaria: Adelma è diventata per molti dei ragazzi della comunità quasi una mamma. Li abbraccia, ogni tanto, perché conosce le loro storie e sa che dietro quegli sguardi duri spesso c’è solo bisogno di gesti semplici, di calore, di carezze che sono mancate. Li accompagna in centro a Sassari per fare le commissioni e nei loro occhi legge smarrimento, sorpresa, emozione.
“Una volta - ricorda con dolcezza - un ragazzo, bello come il sole, è uscito in permesso dopo otto anni di detenzione. Quando l’ho portato in un centro commerciale gli stava venendo un capogiro: non era più abituato a trovarsi in mezzo a tanta gente. Lì ho capito davvero quanto sia difficile ricominciare”. Prima di arrivare qui, Adelma è stata anche impegnata nel sindacato, dove ha imparato ad ascoltare, a mediare, a difendere i diritti di chi aveva meno voce.
“Forse - sorride - anche quella esperienza mi è servita, oggi metto la stessa passione nel dare una mano a chi vuole ripartire”. L’incontro con la comunità è stato casuale ma decisivo. “Conoscevo don Gaetano Galia per averlo visto ad alcune conferenze - racconta - e un giorno mi fa: “Non sei mai venuta nella nostra comunità?”. Sono andata a pranzo, ho portato i dolcetti e da quel giorno questo posto è diventato casa mia. Non sono più andata via”, dice con gli occhi lucidi. A sostegno di don Gaetano operano anche due suore, che affiancano gli ospiti nelle attività quotidiane e nei momenti di crescita spirituale, rendendo l’ambiente ancora più familiare e accogliente.
“Suor Cristiana e suor Ornella - racconta Adelma divertita - che qui per ridere chiamiamo suor monella”. Da un anno e mezzo Adelma ha iniziato a frequentare la comunità fondata da don Gaetano e ora è una pedina importante di questo posto, dove a chi ha sbagliato viene data una seconda possibilità. “La comunità offre uno spazio di reinserimento - spiega don Gaetano - a detenuti che, avendo compiuto un processo di revisione della propria vita e degli errori che hanno commesso, possono usufruire delle misure alternative al carcere: affidamento ai servizi sociali, arresti domiciliari, permessi premio, semilibertà”. “Le prime volte - sorride Adelma - mia figlia mi diceva: “Sei matta”, soprattutto quando mi mandavano davanti al carcere di Bancali a prendere i detenuti in permesso premio. Anche gli ergastolani. Ma io non ho mai avuto paura”. Ora si sente parte di quel mondo. “Mi mettono a pelare patate, a pulire, a fare commissioni. Io faccio quello che serve, come si fa in una famiglia”.
E i ragazzi la vedono davvero come una madre: una presenza discreta, capace di ascoltare e di restituire dignità con un gesto o una parola. “Quando si confidano e mi trattano come una mamma - racconta con un sorriso che le illumina il volto - io sento che il vuoto che avevo dentro si riempie”. Negli ultimi mesi anche la fede di Adelma, che prima vacillava, ha trovato forse qualche risposta. “Qui in comunità - racconta con emozione - partecipo alla messa di don Gaetano, un momento di comunione forte che unisce tutti, anche i ragazzi di fede musulmana. Ma la cosa più curiosa e che ora ho le chiavi della chiesa di Tissi - aggiunge sorridendo - e apro tutti i giorni il portone per i fedeli. Mio figlio da lassù si starà facendo delle grandi risate e starà dicendo: mamma sei diventata San Pietro?”.











