sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Costantino Cossu

Il Manifesto, 1 agosto 2026

Ancora Bancali, il carcere sassarese al centro da anni di proteste e di polemiche per le condizioni critiche in cui devono vivere le persone private di libertà. Nella notte tra il 30 e il 31 luglio un detenuto di 35 anni è morto vittima di un incendio appiccato da lui stesso in una cella del reparto sanitario dell’istituto. Giuseppe Spanu ha usato un accendino per dare fuoco alle lenzuola, è svenuto per il fumo e poi, avvolto dalle fiamme, è morto carbonizzato. L’intervento degli agenti di custodia, alcuni dei quali sono rimasti intossicati dalle esalazioni, non è servito a niente. Giuseppe era una persona fragile. Soffriva di problemi psichici: nel marzo dello scorso anno, dopo una crisi, era stato ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Ed è per questo che sono gli stessi sindacati della polizia penitenziaria a chiedere che il caso non sia liquidato come un semplice incidente.

La Fns, associazione sindacale degli agenti penitenziari della Cisl, ricorda di avere segnalato appena due mesi fa alla direzione dell’istituto che le persone detenute portatrici di fragilità psichiche non possono contare, nel carcere sassarese, su condizioni di vita adeguate al loro stato e di avere sollecitato misure organizzative e di vigilanza per prevenire gesti di autolesionismo e situazioni gravi di rischio. Giuseppe doveva essere detenuto in condizioni diverse da quelle nelle quali è stato costretto a Bancali.

“Stando alle ricostruzioni ufficiali - commenta Irene Testa, garante per i detenuti della regione Sardegna - ci troveremmo di fronte al gesto disperato di una persona che ha voluto morire in maniera atroce. Quale situazione materiale, psicologica e sanitaria può condurre a una simile disperazione? Quante altre tragedie dovranno verificarsi prima che la tutela della dignità e della vita delle persone detenute diventi una priorità?”. “Giuseppe - dicono i familiari - lottava da tempo contro una condizione di fragilità psichica. Aveva bisogno di aiuto, di supporto adeguato. Stava scontando una pena di due anni ma sperava di poter lasciare il carcere all’inizio di luglio per essere accolto in una comunità terapeutica. Aspettava con fiducia quella decisione, che però non è arrivata”. La procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta.

Ma intanto la morte di Giuseppe riaccende le polemiche sul carcere di Bancali. Secondo un report di Antigone la struttura, inaugurata nel luglio del 2013, potrebbe ospitare 458 detenuti in 294 celle, ma stando ai dati del ministero della Giustizia (aggiornati al marzo del 2026) ne ospita 572, di cui 92 al 41bis. In servizio ci sono 291 poliziotti penitenziari a fronte dei 342 previsti, 29 amministrativi (33 previsti) e 7 educatori (9 previsti), marcando quindi una carenza di personale in tutti i settori e un sovraffollamento di detenuti.

Sempre Antigone segnala diversi eventi critici: “Nel 2025 nel carcere di Bancali sono morti due detenuti: ad aprile un uomo di 36 anni è stato trovato senza vita in cella dopo aver inalato gas da una bomboletta, mentre a giugno è deceduto un detenuto di 47 anni, forse per un caso di overdose, senza conferme definitive. Dal 2013 a oggi ci sono stati 42 tentativi di suicidio, 104 casi di autolesionismo e sono stati adottati 169 provvedimenti di isolamento disciplinare”.