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sassaritoday.it, 20 marzo 2025

Irene Testa, Garante delle persone private della libertà in Sardegna, è stata bersagliata da insulti sui social dopo la sua denuncia sulle condizioni disastrose del carcere di Bancali. Dopo la sua denuncia sulla situazione disastrosa del carcere di Bancali, Irene Testa, Garante delle persone private della libertà in Sardegna, è stata oggetto di un’ondata di insulti sui social. La sua accusa riguardava il sovraffollamento estremo, le condizioni igieniche precarie e l’abbandono delle persone detenute in uno degli istituti penitenziari più problematici dell’isola. In particolare, Testa aveva descritto le celle sovraffollate, i soffitti umidi e la presenza di detenuti psichiatrici che vivevano in condizioni insostenibili, culminando nel caso di un giovane detenuto di 20 anni, in sciopero della fame da più di un mese, che aveva perso oltre 15 kg.

Ricapitolando - La denuncia, accompagnata da una visita in loco insieme alla garante comunale Anna Cherchi, ha sollevato il velo su una realtà troppo spesso ignorata o minimizzata, portando alla luce la sofferenza e il degrado all’interno del carcere. Tuttavia, la risposta che Testa ha ricevuto non è stata di sostegno, ma di aggressione verbale. Molti commenti sui social hanno preso di mira Testa, insultandola e cercando di delegittimare la sua figura e il suo operato. “Mi limito a pubblicare solo alcuni dei messaggi che leggo in queste ore”, ha dichiarato Testa, scegliendo di condividere solo una parte degli insulti ricevuti, ma mettendo in evidenza un fenomeno che va oltre il singolo episodio: il tentativo di sminuire chi denuncia le ingiustizie sociali.

Sovraffollamento carcerario - Il sovraffollamento nelle carceri italiane ha ormai raggiunto livelli critici: al 31 gennaio 2025, i detenuti erano 61.916, ben oltre i 51.300 posti disponibili. Di questi, oltre 4.400 non sono effettivamente utilizzabili a causa di sezioni chiuse, lasciando circa 15.000 persone senza un posto letto adeguato. Il tasso di affollamento reale ha superato il 132 per cento, con punte del 134 a Uta. In numerosi istituti penitenziari, il tasso di affollamento è pari o superiore al 150 per cento, ovvero tre persone per ogni due posti disponibili. Questa situazione non è solo una questione di numeri. Tradotta nella realtà quotidiana, significa celle sempre più anguste, letti sovrapposti, bagni condivisi da un numero crescente di detenuti, e uno spazio vitale che si riduce drasticamente. Le attività a cui i detenuti possono accedere sono limitate e il lavoro degli operatori penitenziari diventa ogni giorno più difficile. Il sovraffollamento crea un ambiente di tensione crescente, dove le aggressioni e le violenze diventano una triste normalità.