Il Garantista, 28 marzo 2015
I detenuti avevano inscenato una rivolta a causa dell'impossibilità di bere acqua, ma la procura ha avviato un'inchiesta contro di loro. La vicenda risale al 30 luglio del 2014 nel carcere sardo di Bancali, ma i malumori tra i detenuti sono andati avanti anche negli ultimi mesi a causa di una situazione di "vita carceraria" che a loro dire non rispetterebbe sacrosanti diritti, come quello alla salute tanto per citarne uno.
E la scorsa estate queste rimostranze si erano trasformate in fatti: in venticinque si erano rifiutati di rientrare nelle celle "cagionando - scrive il pm nel 415 bis - una interruzione di pubblico servizio". La protesta - come scrissero nei verbali di servizio gli agenti di polizia penitenziaria - era nata su iniziativa di sette detenuti che si erano "schierati a muro" davanti al cancello di ingresso della sezione "costringendo a intervenire tutto il personale in servizio nel turno serale, distogliendolo così dagli altri compiti e fermando in questo modo le altre attività".
I carcerati, in particolare quelli coinvolti nell'episodio specifico, chiedevano come "contropartita" il rientro in cella di due detenuti che erano stati trasferiti nella terza sezione a regime chiuso, in isolamento per motivi precauzionali. Però la verità è un'altra. Il legale racconta che nella nuovissima struttura di reclusione, i detenuti, impossibilitati a comprare acqua in bottiglia, verrebbero costretti a bere quella del rubinetto, gialla e oleosa, e se qualcuno si sottopone a controlli clinici non è detto che riesca a conoscere l'esito degli esami a cui si sottopone.
L'emergenza idrica il 30 luglio 2014 è sfociata in una vera e propria "rivolta" all'interno del carcere, costringendo la polizia penitenziaria a riorganizzare i turni e la copertura delle sezioni al fine di riportare la calma tra i carcerati, 25 dei quali non erano rientrati nelle celle dopo l'ora d'aria, con lo scopo proprio di sollevare un polverone e portare alla luce quelle che consideravano vere e proprie disfunzioni nella gestione del carcere.
Ma gli stessi detenuti che hanno manifestato per denunciare queste profonde ingiustizie, ora sono indagati dalla procura. I due sistemi, quelli penitenziari e giudiziari, oltre ad essere in osmosi, hanno creato di fatto una vera e propria alleanza contro le vittime del degrado.










