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La Nuova Sardegna, 20 aprile 2015

 

Nel 2002 ha fondato la comunità di recupero di Marritza. Aveva 74 anni, ieri i funerali nella chiesa del Buon Pastore. La vicenda umana e spirituale di suor Maddalena incarna perfettamente il passo del vangelo di Matteo dedicato ai bisognosi: la sua vita, infatti, è scandita da una serie di tappe assai significative prima come vincenziana, poi come animatrice dell'Azione cattolica e infine come punto di riferimento per i disadattati e i carcerati". Questo il ricordo di padre Paolo Atzei, arcivescovo di Sassari, di suor Maddalena Fois, per diversi anni garante dei detenuti nelle carceri di Sassari, Alghero e Macomer.

Nuorese, 74 anni, suor Maddalena era un punto di riferimento non soltanto per i detenuti, ma per tutti coloro che a vario titolo avevano necessità di una guida spirituale. Negli ultimi trent'anni, prima di arrivare a Sassari, dove a Marritza, nel 2002, aveva fondato la comunità "Giovani in cammino", era stata a Sorgono e Tempio, quindi a Bosa e infine ad Alghero. A Sassari, aveva cominciato la sua attività nel quartiere di Santa Maria di Pisa dove tutti la ricordano con grande affetto e altrettanta stima. "Un carattere forte - ricorda ancora padre Paolo - ma mitigato da una grande dolcezza nei confronti delle persone sofferenti, in particolare per i detenuti che hanno rappresentato il culmine della sua attività spirituale".

A chi le chiedeva se avesse mai provato timore a contatto con i carcerati, amava rispondere: "Questi sono i miei figli". E ancora: "A volte mi metto nei panni di una madre che entra in carcere e scopre dove vive suo figlio: credo che al posto suo non riuscirei a sopravvivere. Non potrei mai accettare che mio figlio sia condannato a stare in un posto che lo priva di ogni dignità". Erano gli ultimi a starle a cuore: "Dietro le sbarre, è bene che si sappia, ci restano i poveri. Chi ha i soldi ottiene sempre tutto. Un buon avvocato, un trattamento di riguardo, una pena ridotta. In qualche modo se la cava sempre. Sono i poveracci a restare lì dentro".

E quando si trattava di scegliere chi aiutare, aveva le idee molto chiare: "Nella mia comunità "Giovani in Cammino" preferisco sempre accogliere i più poveri. Per esempio non mi piace prendere i grossi spacciatori di droga. Raramente sono finiti dentro per disperazione. Perciò non hanno bisogno di me, purtroppo sono quelli che, vada come vada, poi cadono sempre in piedi.

Non prendo quelli che continuano a bucarsi: non voglio sostituirmi alle comunità di recupero per tossicodipendenti. I miei ospiti in genere sono ragazzi con un passato di droga, reati contro il patrimonio. A metà della pena ottengono la semilibertà. A quel punto chiedo di poterli portare a Marritza. Hanno dei talenti sorprendenti, capacità sprecate. Aiutarli a tirarle fuori è una grande soddisfazione. E poi hanno una sensibilità speciale, diversa da quella degli altri ragazzi che vivono una vita normale. Il carcere scava dentro, tocca corde particolari".

Il funerale è stato celebrato ieri, nella chiesa di Santa Maria di Pisa, presieduto dall'arcivescovo affiancato da una ventina di sacerdoti, a dare l'ultimo saluto, tanta gente che l'ha conosciuta e amata. Per volontà dei familiari, la salma verrà traslata e tumulata nel cimitero di Nuoro.