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di Dario Budroni

La Nuova Sardegna, 29 luglio 2022

Le reazioni dopo l’omicidio di Piana, colpito con uno sgabello da un altro detenuto. La Fns Cisl: “È il fallimento dello Stato”. Don Galia: “No alle strumentalizzazioni”.

Si lascia alle spalle le porte del carcere con un grande senso di amarezza. A Bancali è stato appena ucciso un uomo e Gianfranco Favini, il Garante dei detenuti, va dritto al punto. “Sarà la magistratura a fare luce sull’accaduto, ma a Bancali si registrano gravi carenze - dice Favini dopo il sopralluogo. L’autore del gesto, per esempio, non era stato sottoposto a visita psichiatrica”. Martedì notte il detenuto Graziano Piana, 51 anni, sassarese, è stato aggredito da quello che sarebbe dovuto diventare il suo nuovo compagno di cella, Giuseppe Pisano, 27enne di Sorgono ma residente ad Austis, appena arrestato per ubriachezza e maltrattamenti in famiglia.

Piana, noto come Scaldabagno, stava dormendo nella sua cella e, una volta svegliatosi, avrebbe pronunciato qualcosa, magari una battuta indirizzata al 27enne. Pisano, che era appena entrato in cella, ha quindi afferrato uno sgabello e, con estrema violenza, ha più volte colpito alla testa il 51enne, poi morto alcune ore più tardi nonostante un intervento chirurgico.

Ieri sera Pisano è stato raggiunto da un’ordinanza di arresto con l’accusa di omicidio volontario, emessa dal gip del tribunale di Sassari, Giuseppe Grotteria. E sempre ieri Pisano è stato sottoposto alla visita del medico legale Francesco Serra per verificare se avesse ferite o segni di una colluttazione. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Angelo Beccu, che oggi affiderà l’incarico per l’autopsia sul corpo di Piana, sono affidate alla polizia penitenziaria, in collaborazione con i carabinieri. La famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Paolo Spano.

Il garante - Gianfranco Favini, da alcuni mesi garante dei detenuti di Bancali, torna a parlare di carenze del personale e dell’assenza di efficaci percorsi educativi e formativi.

E a proposito di organici ridotti all’osso, Favini dice: “Ci sono solo cinque medici e 21 infermieri, naturalmente suddivisi in turni. Possiamo immaginarci cosa sia accaduto, l’altra sera, quando è arrivato il detenuto da Austis. In quel momento mancava lo psichiatra e quindi il detenuto, già reduce da una situazione di violenza, una volta entrato a Bancali non è stato sottoposto a nessuna visita psichiatrica”.

Secondo Favini, dunque, una visita specialistica avrebbe magari evitato l’inserimento di Pisano nella cella di Piana. “Ripeto, sarà la magistratura a fare luce su tutto - prosegue il garante. Ma non posso non sottolineare la grave carenza di specialisti e di agenti di polizia penitenziaria. Purtroppo a Bancali si verificano troppi casi di violenza e la struttura non riesce a controllare e prevenire certi episodi. Sono molto amareggiato. La situazione a Bancali è drammatica ed esplosiva”.

Il sindacato - E sull’accaduto interviene anche il segretario regionale della Fns Cisl, Giovanni Villa. “Il fallimento dello Stato nella gestione del sistema penitenziario passa anche da qui - dice Villa -. Ogni giorno assistiamo a pestaggi di poliziotti da parte di detenuti che, per la maggior parte, hanno problematiche mentali. Oggi ci scappa il morto a causa di un soggetto che non dovrebbe stare in carcere ma in strutture dedicate”. Messe nel mirino le politiche governative, la Fns Cisl chiede l’intervento del presidente della Repubblica.

Il cappellano - Don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Bancali, nella sua riflessione vuole invece seguire una strada diversa. “Non bisogna strumentalizzare il caso singolo - dice don Galia, che conosceva bene il detenuto ucciso. Il sistema fa acqua da tutte le parti, ma, secondo me, quanto accaduto non è direttamente collegato all’inefficienza dello Stato all’interno delle carceri. È un brutto episodio e in quanto tale non va strumentalizzato”.