di Luca Fiori
La Nuova Sardegna, 17 giugno 2019
Due giornate ricche di spunti, curiosità e qualche emozione La storia di un ex recluso: "Studiare mi ha salvato la vita". "La prima volta che entri in un carcere i tuoi sensi vengono stravolti. Dietro le sbarre si respira un odore forte, fastidioso che fuori non ho mai più sentito. E poi tocca alla vista subire l'assenza di colori, una vera e propria violenza.
E subito dopo all'udito abituarsi a quei silenzi inquietanti e a quel rumore di cancelli e di serrature che dopo un po' che sei dentro inizi a interpretare. Proprio come i passi dell'agente che si fanno più vicini. Dopo un po' riesci quasi a capire se l'imminente arrivo del poliziotto penitenziario porterà una bella o una cattiva notizia".
Il racconto di un ex detenuto che durante i 14 anni trascorsi dentro una cella ha trovato la salvezza nello studio e poi ha scritto un libro per raccontare la sua esperienza, è stato uno dei momenti più significati della due giorni ribattezzata "Dentro & Fuori", il workshop organizzato dal Polo Universitario Penitenziario dell'Università di Sassari, assieme alla Conferenza Nazionale Universitaria dei Poli Penitenziari Cnupp della Crui, al Provveditorato Regionale dell'amministrazione Penitenziaria Prap, al Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità - Dgmc del Ministero della Giustizia, al Centro Giustizia Minorile Cgm di Cagliari, all'Ufficio Interdistrettuale per l'Esecuzione Penale Esterna Uiepe di Cagliari.
"L'udito in carcere diventa la tua vista - ha raccontato Federico Caputo, ex detenuto e autore del libro "Sensi ristretti" - perché per 22 ore stai dentro la tua cella e puoi solo immaginare quello che accade fuori provando a interpretare i rumori che arrivano da fuori o dalle altre celle. La mia salvezza sono state le lettere di mia moglie, nelle quali riuscivo quasi a sentire l'odore di casa - ha raccontato l'ex carcerato - e lo studio, portato avanti nonostante i continui trasferimenti da un penitenziario all'altro d'Italia".
Sassari - è stato detto durante il workshop al polo universitario di viale Mancini - è la settima realtà italiana per numero di iscritti all'università (51 nel 2018-19, con un incremento del +47 percento rispetto al 2017-18), ma quarta per incidenza sulla popolazione carceraria locale (6,2% contro una media nazionale dell'1% nel 2018-19). Gli studenti in regime di detenzione iscritti all'Università di Sassari studiano in 16 corsi di laurea differenti, ripartiti in 5 dipartimenti.
Ma il carcere tempiese di Nuchis - ha spiegato Giovanni Gelsomino giornalista e operatore carcerario autore del libro "La luna del pomeriggio" presentato al workshop - ha un primato ancora più invidiabile. "Addirittura la metà dei detenuti del carcere gallurese - ha detto Gelsomino - frequentano la scuola e se si considera che la media italiana è appena del 5 percento si può arrivare a dire che quello di Nuchis è forse un primato a livello europeo".
Grazie alla struttura del workshop, pensato con una sessione plenaria e tre parallele durante ogni mezza giornata la varietà è stata tale, che gli studenti e gli addetti ai lavori hanno avuto l'imbarazzo della scelta. Il menù della due giorni è stato ricchissimo e pieno di spunti, grazie al coinvolgimento di associazioni, ordini professionali, istituzioni e case editrici.
L'intervento degli ex detenuti e il racconto delle loro storie vere è stato però più forte di qualsiasi dato o percentuale proiettata sulle lavagne luminose dell'università. "La persona non è solo il reato che ha commesso - ha detto un ex detenuto durante il convegno - è giusto pagare per gli errori fatti, ma la possibilità di studiare e di costruirsi un futuro fuori dal carcere devono essere un diritto sacrosanto per tutti".










