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di Andrea Pasqualetto

 

Corriere della Sera, 8 luglio 2019

 

Da super carcere a Centro di formazione, la nuova vita dell'isola. L'opprimente grigiore del super carcere e, dietro l'angolo, la bellezza di un mare cristallino, di una natura selvaggia, antica. Da qui sono passati i più illustri uomini di legge e i più pericolosi criminali.

C'è la casa rifugio di Falcone e Borsellino e, nello stesso borgo, la cella bunker di Riina... La storia dell'Asinara è la storia di un'isola che non ha mai conosciuto le mezze misure. E ora che il penitenziario è chiuso, ecco l'ultima iperbole: i luoghi della prigionia, del buio, diventano spazi di luce, dove si fa ricerca, formazione, dibattito.

Lo testimonia la seconda edizione di "The Photo Solstice", tre giorni di seminario interdisciplinare che ha messo al centro di tutto la fotografia. Lecture, proiezioni e laboratori per venti fotografi "studenti" con filosofi, scrittori e registi come Edoardo Albinati, Giorgio Agamben e Giovanni Columbu, giunti per l'occasione all'Asinara, oggi Parco nazionale. Obiettivo: mappare i 52 chilometri quadrati di territorio, in parte riqualificato nelle strutture. Un esempio? Il carcere di Tumbarino, uno dei dieci disseminati nell'isola.

Nelle celle dove venivano reclusi i violentatori oggi ci sono Danilo Pisu, sua moglie Cristina e la sua bambina che scorrazza fra falchi pellegrini e gabbiani sardi. Pisu, ornitologo, ha creato un centro di ricerca sulla sauna selvatica per monitorare le migrazioni degli uccelli. Li cattura, li anella e li libera. Con il risultato che, per contrappasso, "dove scontavano le loro pene i pedofili ora passano migliaia di bambini", sorride Pisu.

Nell'isola ritorna dunque qualche intraprendente abitante dopo l'abbandono di oltre 15o anni fa, quando le famiglie storiche di pastori sardi e pescatori liguri se ne andarono per fare posto a una colonia penale agricola e ad una stazione sanitaria di quarantena. Oltre a Pisu, ci sono uno scultore, Enrico Mereu, formalmente il solo residente dell'isola, e un'ex guardia del carcere, Gianmaria Deriu, che ha scelto di rimanere all'Asinara dopo la chiusura del 1998 "perché ne sono innamorato".

Amore che sembra aver contagiato anche Marco Delogu, direttore dell'Istituto italiano di Cultura a Londra e "regista" di Photo Solstice: "Qui tutto è forte, estremo, unico. Può diventare il miglior posto al mondo per scuole di formazione di varie discipline". Grazie al seminario è stato riaperto per un giorno anche il mini carcere bunker di Cala d'Oliva, dove era recluso Totò Riina, e dove Maurizio Caprara, editorialista del Corriere della Sera, ha tenuto una lecture sulla storia del carcere: "Regno di paradossi, di antinomie.

Di terrorismo rosso e terrorismo nero. Qui c'erano Renato Curcio, Alberto Franceschini e c'erano pastori sardi, culture, lingue, approcci diversi...". Anche per le evasioni. Come quella di massa dei brigatisti del 1979, fallita, e come quella del bandito Matteo Boe, anno 1986, riuscita. L'Asinara era un'isola di sbarre, di barriere e di volti duri come le pietre. Oggi ci sono ponti, rampe, percorsi per disabili e il sorriso dolce della bambina di Tumbarino.