di Andrea Pasqualetto
Corriere della Sera, 7 settembre 2020
Il bandito non rientra in cella dopo un permesso premio. Nel 2017 era scappato per amore. Gli avevano concesso un permesso premio, ha ringraziato e se n'è andato. E ora, per l'ennesima volta, è scattata la caccia all'uomo. Si cerca Johnny lo Zingaro, al secolo Giuseppe Mastini, figlio di giostrai sinti, sessant'anni perlopiù dedicati al crimine, omicidi, rapine, sequestri. E alle fughe dai vari penitenziari dov'è stato detenuto, dovendo scontare una condanna all'ergastolo.
L'ultima è di ieri. Avrebbe dovuto far rientro a mezzogiorno nel carcere di massima sicurezza di Sassari, dov'era detenuto dal 2017, e nessuno l'ha più rivisto. Era lì da quasi tre anni, da quando cioè fu ripreso dopo un'altra evasione, di un mese prima, dalla casa di reclusione di Fossano, in provincia di Cuneo. Anche in quell'occasione si trattò di un mancato rientro, che è un po' la sua specialità. Senza tante lenzuola da calare o tunnel da scavare, Johnny lo Zingaro riesce sempre a uscire nel modo più semplice: dalla porta principale. Era infatti riuscito a ottenere la semilibertà anche a Fossano. Avrebbe dovuto presentarsi al lavoro a Cairo Montenotte, in provincia di Savona, ma in "ufficio", quel giorno, non c'è andato. Johnny aveva preso infatti un taxi e si era fatto portare alla stazione di Genova. Comodo, indolore. Destinazione: Viareggio, dove ad attenderlo c'era sua vecchia fiamma, Giovanna, pure lei fuggita quel giorno dagli arresti domiciliari. Poi naturalmente l'hanno ripreso, anche perché non è facile la fuga quando non hai un euro in tasca. Anzi, il rischio è che l'uomo commetta qualche altro reato ed è la ragione per cui nel Sassarese è scattato un preoccupato allarme.
D'altra parte Johnny lo Zingaro ha alle spalle una lunga scia di sangue: primo omicidio ad appena undici anni. Prima fuga a 17, anno 1976, dal carcere minorile di Casal di Marmo. Poi è scappato dall'Aquila e da Pianosa. Fino al 1987, quando ha inaugurato la stagione delle evasioni "premio". Quella volta, dopo essersi allontanato, uccise un uomo, ferì la moglie, rubò un'auto e sequestrò una ragazza. E da lì, braccato dalla polizia, furono inseguimenti e scontri a fuoco, dove rimase ucciso pure un agente. Due anni dopo, la cattura. Ma il suo nome spunta anche dalle carte dell'omicidio Pasolini, come conoscente di Pino Pelosi, l'unico condannato per il delitto.










