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di Roberto Sanna

 

La Nuova Sardegna, 6 aprile 2015

 

Uno short movie sull'ex carcere del fotografo Luigi Bossalino. "Della galera non aver paura". La voce graffiante e amara di Joe Perrino fa da sottofondo per quasi sei minuti alle immagini in bianco e nero del carcere abbandonato di San Sebastiano scattate dal fotografo sassarese Luigi Bossalino, che ha assemblato musica e immagini in uno short movie pubblicato su Youtube. Un progetto covato per oltre un anno, dopo la visita al carcere ormai vuoto aperto al pubblico per la prima volta grazie al Fai nell'edizione del 2014 di Monumenti aperti.

I segni del tempo. In quel week-end migliaia di persone si sono messe pazientemente in coda per vedere finalmente dal di dentro uno dei luoghi che più hanno segnato la storia della città. Svuotato una volta per tutte anche da sfumature storiche e quasi romantiche come l'evasione acrobatica di Graziano Mesina aggrappato a un palo della luce, la detenzione di una notte di Dario Fo prelevato di peso dal Teatro Verdi o i tornei di calcetto tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria con Gianfranco Zola a dare il calcio d'inizio.

Oggetti quotidiani. Da queste immagini San Sebastiano appare soltanto quello che era diventato nel tempo, una struttura desueta al centro della città, un vecchio e cadente palazzone dell'Ottocento ancora oggi ingombrante sotto tutti i punti di vista se non è stato nemmeno capace di accogliere un'opera teatrale che rappresentava la sua storia. Un giorno, forse, diventerà qualcosa di dignitoso, adesso è soltanto un luogo di brutte sensazioni che le fotografie fanno emergere impietosamente. Insieme al senso di un abbandono quasi frettoloso, con gli effetti personali dei detenuti ancora nelle celle, i muri scrostati e cadenti, pagine di giornali attaccate alle pareti, pacchetti vuoti di Marlboro ammucchiati su un tavolino, pantaloni stropicciasti abbandonati su una sedia. Tutto quello, insomma, che legittimava l'idea comune di un carcere medioevale dove i detenuti prima di tutto dovevano cercare di non perdere la dignità. Impresa non semplice, perché a San Sebastiano non c'erano nemmeno i bagni chiusi, figuriamoci gli spazi e tante altre cose ancora.

Il bianco e nero. Tutto questo è rimasto nella macchina fotografica di Luigi Bossalino, che un anno fa si è messo pazientemente in coda per vedere anche lui dall'interno questo luogo della memoria sassarese. Quarant'anni, appassionato di heavy metal e della Dinamo Basket, nipote dell'ex Miss Italia Paola Bossalino (che ebbe una parte anche nel film "L'avventuriero" con Anthony Quinn e Rita Hayworth), è tornato dalla visita con cinquecento scatti fissati nella memory card e un tumulto di sensazioni tutte da decifrare. Sensazioni che ha cominciato a sfrondare fino a decidere che la cosa giusta era quella di fare un video fotografico o meglio uno short movie.

La musica di Joe. "In realtà ho impiegato un mese a realizzarlo - racconta l'autore - ma il vero problema è stato quello di scegliere le immagini. Non perché non ne avessi, ma perché continuavo a scorrere e sentivo che qualcosa non andava, non mi convinceva. Sicuramente quando ho scattato le foto non ero nella situazione migliore, con tutta quella gente intorno era impossibile concentrarsi e isolarsi. Alla fine ho avuto l'idea giusta: provare col bianco e nero. E mi si è aperto un nuovo mondo, improvvisamente il lavoro è decollato". Restava poi il problema della colonna sonora. E Luigi Bossalino si è rivolto ai social network, chiedendo aiuto ai suoi amici: "Ho messo un post nella mia bacheca per avere idee e suggerimenti, mi serviva la musica giusta per rendere il video ancora più comunicativo, una canzone che avesse come tema la galera. Un'amica mi ha fatto il nome di Joe Perrino, che conosco da anni, ma non volevo disturbarlo".

La storia sulle note. Un pensiero errato, perché è stato proprio il rocker cagliaritano a farsi vivo sempre su Facebook. Non per proporsi, addirittura per lamentarsi di essere stato tenuto all'oscuro dell'iniziativa: "Ho saputo che il mio vecchio amico non mi ha pensato per il suo lavoro" è stato più o meno il tenore dell'intervento di Nicola Macciò (vero nome di Joe Perrino) che apriva così le porte a una collaborazione. "Mi ha proposto due brani dall'ultimo disco Canzoni di Malavita II, pubblicato in gennaio: "Malavita", appunto, ed "Er più dei più". Ho scelto la prima, mi sembrava più adatta all'argomento".

Corridoi vuoti. Si comincia con le immagini dell'ingresso del carcere, mentre la canzone parte col rumore dei passi delle guardie penitenziarie dentro i corridoi della galera che per sedici anni ospiterà il protagonista della canzone "per un'infame sciagurata donna". Il resto sono le immagini forti di un carcere svuotato quasi all'improvviso nel luglio del 2013, dopo aver accolto il primo detenuto nel 1871. In quella giornata estiva l'appello ha contato 143 uomini, 13 donne e un bambino piccolo che la mamma aveva voluto tenere con sé anche in quel luogo inospitale.

Il futuro. Tutti trasferiti nella moderna struttura situata a Bancali, periferia della città, in poche ore. Alle 16,30 era tutto finito, un'operazione velocissima della quale si vedono tutti i segni nelle foto. Un giorno non troppo lontano, dicono i politici, San Sebastiano verrà riqualificato. Per adesso resta una struttura che evoca fantasmi e suscita emozioni e proprio per questo stuzzica la creatività artistica. "Guardate questa cella e odiatela" è la frase che a un certo punto compare in una foto: forse il carcere di via Roma diventerà davvero un museo, per adesso è soltanto questo.