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di Gianni Bazzoni

 

La Nuova Sardegna, 23 aprile 2015

 

La sezione 41 bis della Casa circondariale di Bancali accoglierà ufficialmente i primi ospiti a partire dalla metà di maggio. La comunicazione ufficiale è stata trasmessa martedì dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e conferma che sono stati completati tutti gli interventi nella diramazione dove saranno sistemati i 92 reclusi che rivestono "una posizione apicale nell'ambito della criminalità organizzata di tipo mafioso".

Non figure di secondo piano, quindi, ma boss tra i più conosciuti nel panorama nazionale, a conferma che il nuovo carcere di Bancali diventerà un punto di riferimento nei programmi del Dipartimento e del ministero della Giustizia per la detenzione dei capi di Cosa Nostra. Per la costruzione della struttura, non a caso, sono stati spesi 16milioni e 350 mila euro. I segnali che la decisione del trasferimento fosse imminente si erano avuti già da qualche tempo, con un cambiamento improvviso del clima generale della detenzione nell'istituto sassarese.

Tanto che c'era stata anche una clamorosa presa di posizione di un gruppo di reclusi che avevano protestato per denunciare una serie di limitazioni: l'iniziativa - che risale al marzo scorso - è costata anche una denuncia per interruzione di pubblico servizio ai 25 detenuti della settima sezione. Ora, fra qualche giorno, si fa davvero sul serio.

Le prove generali sono finite, e la preoccupazione che serpeggia nell'ambiente carcerario è quella di un deciso ridimensionamento delle attività finalizzate al recupero sociale e rieducativo dei cosiddetti ospiti "comuni". Con l'arrivo dei 41 bis, è prevista anche la presenza automatica dei Gom (gli agenti del Gruppo operativo mobile), un reparto della polizia penitenziaria istituito nel 1999 e che opera direttamente alle dipendenze del capo del Dipartimento con compiti relativi alla custodia dei detenuti speciali. Dei Gom non era rimasto un buon ricordo a Sassari, per via della brutta storia dei pestaggi in carcere a San Sebastiano, una macchia mai cancellata.

É la prima volta dei 41 bis a Sassari, anche se nel territorio provinciale non mancano gli esempi del passato: basta scorrere le vicende del supercarcere dell'Asinara (con bunker di vario tipo e strutture speciali ricavate in diversi angoli di quello che è ormai Parco nazionale che ha resistito anche a tentativi di ritorno del carcere), e l'elenco dei nomi potrebbe essere persino troppo lungo e tale da meritare il primo posto della graduatoria nazionale.

Da Raffaele Cutolo a Totò Riina, passando per Leoluca Bagarella e una lunga lista di appartenenti alla criminalità organizzata. L'operazione è coperta dal massimo segreto, ma l'apertura della sezione 41 bis di Bancali non esclude ritorni clamorosi di big della mafia che già hanno trascorso lunghi periodi di detenzione in Sardegna (a cominciare proprio da Riina e Bagarella). Le disposizioni in materia di sicurezza pubblica varate con la legge 15 luglio 2009, numero 94, stabiliscono che "i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque in sezioni speciali logisticamente separate dal resto dell'istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria".

A Bancali è tutto pronto, nell'ultimo periodo sono state testate le procedure di sicurezza e definiti anche i nuovi compiti per il personale che dovrà fare i conti con una realtà ingombrante e capace di condizionare, inevitabilmente, le altre attività ordinarie della casa circondariale. Le organizzazioni sindacali - anche di recente hanno sollecitato un potenziamento degli organici, considerati sempre al di sotto dei parametri stabiliti (e questo nonostante alcuni trasferimenti recenti). Quello di Bancali è un "acconto", poi altri 92 "41bis" andranno a Uta (appena conclusi i lavori): standard di sicurezza assicurati - secondo il Dipartimento - e le reazioni nell'isola non hanno fatto cambiare idea sull'invio dei boss.