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di Nadia Cossu

La Nuova Sardegna, 28 dicembre 2022

Il 25enne è stato soccorso in tempo dagli agenti della polizia penitenziaria di Uta dove è rinchiuso. Un mese fa il tribunale di sorveglianza ha stabilito l’incompatibilità con il carcere.

Simone Niort, 25enne sassarese, ha tentato di impiccarsi. Ancora una volta, è il caso di dire. Soccorso in tempo dagli agenti della polizia penitenziaria è stato immediatamente trasportato in ospedale a Cagliari dove i medici sono fortunatamente riusciti a tenerlo in vita. Ma appena dimesso è rientrato nell’istituto penitenziario e per i genitori del ragazzo, che oggi lanciano un appello disperato, si ripresenta l’incubo: “Non è la prima volta che chiediamo aiuto - dicono - ma nessuno ci ha ancora ascoltati, nessuno prende provvedimenti. Nostro figlio sta male, non può rimanere più in carcere, deve essere curato altrimenti la prossima volta non si salverà”.

Un mese fa è stata emessa un’ordinanza dal tribunale di sorveglianza di Cagliari, presieduto dal giudice Maria Cristina Ornano, nella quale Niort è stato dichiarato incompatibile con il carcere. Il tribunale ha ribadito “la pericolosità sociale” e ha aggiunto che “l’attuale condizione detentiva risulta assolutamente inidonea e incompatibile con le condizioni di salute mentale del soggetto”. I giudici hanno inoltre stabilito che “è indispensabile individuare un altro istituto di pena nel quale il detenuto possa ricevere cure e trattamento adeguato”. L’ordinanza è stata trasmessa al Dap perché individui una struttura che possa accoglierlo. Nel frattempo il giovane continua a fare le videochiamate ai genitori: “È evidente che non è più in sé e noi non sappiamo più cos’altro fare per aiutarlo. Speriamo solo che il magistrato a cui si è rivolto il difensore di nostro figlio prenda in considerazione il fatto che Simone è un ragazzo che ha gravi disturbi della personalità certificati da tante perizie mediche”. Per smuovere le acque, infatti, è intervenuto anche l’avvocato di fiducia, Marco Palmieri: “Ho mandato una comunicazione scritta al magistrato di sorveglianza - dice il legale - dove ho spiegato che il mio assistito non può più stare in una cella. E non può essere nemmeno trasferito in un altro istituto della penisola, sarebbe deleterio per lui. Potrebbe accadere l’irreparabile in quel caso. Ho chiesto che venga trovata al più presto una struttura adeguata alla sua condizione psichica perché la situazione ormai è drammatica”.

Insieme all’avvocato Palmieri si sono mossi anche il garante dei detenuti di Cagliari, Francesco Caput, e la presidente dell’associazione “Socialismo e diritti”, Maria Grazia Caligaris. “La stessa polizia penitenziaria che si occupa del suo controllo - continua il legale - ha chiaramente detto che Niort non può rimanere nell’istituto”.

A partire dal 2016, quando era stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio per aver picchiato la compagna con un bastone e una spranga di ferro in preda a un raptus di gelosia, il giovane ha cercato di farla finita in più occasioni. Già tre giorni dopo l’arresto, alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia, aveva infilato la testa dentro un cappio costruito con un lenzuolo e si era lasciato penzolare all’interno della cella di isolamento. E di nuovo sei mesi dopo quando aveva aspettato che i compagni di cella si addormentassero e dopo essersi tagliato le vene dei polsi aveva arrotolato un lenzuolo, lo aveva legato alle sbarre della finestra e aveva provato a togliersi la vita. Da allora ci sono stati altri tentativi di suicidio.

Ultimamente la condizione psichica del 25enne sembra essersi ulteriormente aggravata: “Qualcuno ci ascolti almeno questa volta - chiedono i genitori - non possiamo più stare con le mani in mano mentre nostro figlio rischia di morire da un momento all’altro”.