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La Nuova Sardegna, 26 agosto 2026

La risposta di Maria Grazia Caligaris: “L’isola non può diventare di nuovo un luogo di detenzione”. L’anno prossimo saranno passati trent’anni da quando il Ministero, allora si chiamava di Grazia e Giustizia, avviò le pratiche per chiudere il supercarcere dell’Asinara. Ma qualcuno sembra rimpiangere quei tempi. “Le carceri sono sempre più ingestibili, si valuti la riapertura di Pianosa (nell’arcipelago toscano, ndr) e Asinara per i detenuti ad altissima criticità” è la proposta choc lanciata dal segretario del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Donato Capece qualche giorno fa.

La proposta è legata ai diversi episodi di violenza e autolesionismo che si registrano da tempo nelle carceri del paese, che affrontano una crisi gravissima fra sovraffollamento e numeri impressionanti legati alle patologie psichiatriche e alla tossicodipendenza.

Un problema che, secondo Capece, va affrontato con strutture specializzate, “con piccoli numeri, sezioni autonome, elevato rapporto agenti-detenuti, videosorveglianza moderna, sistemi elettronici di sicurezza, allarmi individuali, comunicazioni radio affidabili, personale formato, assistenza sanitaria e psichiatrica permanente e tecniche di de-escalation e addestramento operativo”. Alla proposta del Sappe replica la presidente di Socialismo Diritti Riforme Maria Grazia Caligaris, una delle voci più attente nell’isola ai problemi delle carceri.

“L’aggressività è il più delle volte figlia della tossicodipendenza e delle psicosi. Chi è malato deve essere curato da professionisti in idonei spazi, non relegato e controllato anche “con sistemi elettronici di sicurezza” dice Caligaris che aggiunge come sia “del tutto fuorviante pensare di utilizzare l’Asinara e Pianosa come luoghi di detenzione, seppure per “criticità estreme”. Per ora, in ogni caso, non ci sono segnali ufficiali: la prospettiva di una riapertura del carcere dell’Asinara resta confinata alle polemiche estive.