sassaritoday.it, 19 luglio 2026
Dopo la visita istituzionale nel carcere di Bancali, il consigliere regionale Valdo Di Nolfo denuncia il sovraffollamento e la carenza di personale. “La sicurezza si costruisce con investimenti e percorsi di reinserimento, non con gli slogan”. “Entrare in carcere significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte”. Parte da questa riflessione il consigliere regionale Valdo Di Nolfo, che interviene dopo la visita istituzionale effettuata il 14 luglio nella Casa circondariale di Sassari-Bancali, promossa nell’ambito della giornata nazionale organizzata dall’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. L’iniziativa, di cui ne abbiamo scritto varie volte, che ha coinvolto decine di istituti penitenziari in tutta Italia, punta a riportare al centro del dibattito pubblico le condizioni delle carceri e il principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona.
“Un carcere oltre la capienza e con personale insufficiente” - Secondo Di Nolfo, la situazione di Bancali fotografa le difficoltà dell’intero sistema penitenziario italiano. L’istituto ospita infatti quasi 580 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 458 posti, mentre continua a registrarsi una significativa carenza di personale che interessa la Polizia penitenziaria, gli educatori e gli uffici amministrativi. “Dietro questi numeri ci sono donne e uomini che stanno scontando una pena, ma anche lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento degli istituti in condizioni sempre più difficili. È a loro che la politica dovrebbe dare risposte concrete”, afferma il consigliere regionale.
“La sicurezza non si costruisce con la propaganda” - Il consigliere regionale punta il dito contro le politiche del Governo sul sistema penitenziario, sostenendo che sovraffollamento, carenza di personale e debolezza dei percorsi trattamentali siano il risultato di precise scelte politiche. “Il Governo Meloni continua a utilizzare il tema della sicurezza come terreno di propaganda, salvo poi dimenticarsi delle carceri quando si tratta di investire davvero. Il sovraffollamento, la carenza di personale e la debolezza dei percorsi trattamentali non sono fatalità: sono il risultato di precise scelte politiche e di norme repressive sempre più aspre che hanno portato all’incremento delle pene e all’introduzione di nuovi reati. Il tutto in un sistema già allo stremo che, invece di alleggerirsi, si ritrova alla massima esasperazione. La sicurezza non si costruisce con gli slogan, ma mettendo le istituzioni nelle condizioni di funzionare”, dichiara.
Sassari, il carcere si apre alla città: associazioni e società civile entrano a Bancali
“Più educatori e percorsi di reinserimento” - Per Di Nolfo, occuparsi del sistema penitenziario non significa essere indulgenti verso chi ha commesso un reato, ma dare piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione. “Una pena è credibile quando è certa, ma anche quando rispetta la Costituzione. Servono più personale, più educatori, più percorsi di formazione e di reinserimento, perché ogni occasione restituita a una persona che ha sbagliato significa una possibilità in meno che quella persona torni a delinquere. Questa è la sicurezza che dovremmo costruire: meno propaganda, meno slogan e più responsabilità istituzionale”, conclude il consigliere regionale.









