di Nadia Cossu
La Nuova Sardegna, 28 giugno 2026
La vittima, un 28enne, aveva provato a impiccarsi in cella. È morto dopo quindici giorni di agonia il detenuto senegalese di 28 anni che il 13 giugno aveva tentato di togliersi la vita nel carcere di Bancali. Ricoverato da allora nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, dove era stato trasferito in condizioni gravissime dopo un arresto cardiaco, il giovane non si è più ripreso. Il 28enne - che stava scontando una pena con fine prevista nel 2031 - aveva tentato il suicidio impiccandosi all’interno della casa circondariale. L’intervento immediato degli agenti della polizia penitenziaria e del personale sanitario aveva consentito di rianimarlo, ma i lunghi minuti di arresto cardiaco avevano provocato danni gravissimi. Trasportato d’urgenza in ospedale era stato ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva. Ieri, il decesso.
Una tragedia che riporta al centro dell’attenzione la situazione delle carceri italiane e, in particolare, quella dell’istituto di Bancali. Da tempo le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria denunciano condizioni di vita sempre più difficili all’interno degli istituti di pena, segnati dal sovraffollamento, dalla cronica carenza di personale e da un crescente disagio che coinvolge detenuti e operatori. Alle denunce dei sindacati si aggiungono quelle dei familiari dei reclusi e degli avvocati che li assistono. Attraverso i colloqui raccontano di persone che “vivono in condizioni di povertà, solitudine e marginalità sociale”. Un insieme di fattori che contribuisce ad alimentare un profondo malessere e, nei casi più drammatici, può sfociare in gesti estremi come quello costato la vita al giovane senegalese.
La morte del 28enne (che nel suo percorso giudiziario era assistito dall’avvocato Giuseppe Onorato) riaccende inevitabilmente il dibattito sulle condizioni del sistema penitenziario e sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione del rischio suicidario, in un contesto che continua a essere segnato da criticità strutturali e da un numero crescente di episodi di autolesionismo e suicidi dietro le sbarre. Intanto, sul caso, sono state avviate le indagini, anche con l’obiettivo di ricostruire precedenti episodi di violenza all’interno dell’istituto di pena nei quali la vittima sarebbe rimasta coinvolta e le modalità con le quali sarebbe stato messo in atto il tentativo di impiccagione.










