di O. Stevanin e C. Vimercati
La Stampa, 26 marzo 2015
Il caso del muratore finito in carcere per scontare una pena di 10 giorni. L'ex moglie: "Assassini liberi e lui dentro perché guidava ubriaco". "Ci sono delinquenti che stanno fuori dal carcere. Assassini liberi. E il mio ex marito? Lui è finito in cella per scontare dieci giorni, dico dieci giorni, di arresto. E per cosa? Guida in stato di ebbrezza. Lui, che fra l'altro è malato, ha un tumore, sta facendo la chemio".
A parlare è l'ex moglie di V.E., il muratore sessantenne, che sabato scorso è stato arrestato dai carabinieri perché deve scontare dieci giorni di carcere per una vicenda che risaliva al settembre del 2006, quando durante un controllo stradale, era risultato che guidava ubriaco.
Un caso di fanta-giustizia, ma non di mala giustizia, perché come emerge dalla ricostruzione della vicenda, tutte le parti in causa hanno fatto il loro dovere, non ci sono state dimenticanze, disattenzioni, negligenze: giudici, ufficio esecuzione della Procura, l'avvocato difensore, il giudice di sorveglianza. Ma alla fine, come dice ora la ex moglie, un "po' di amaro in bocca resta. Possibile che non c'erano soluzioni per evitargli la cella?".
A quanto pare no. L'odissea di V.E. ha inizio il 12 settembre del 2006, nove anni fa, quando viene denunciato per guida in stato di ebbrezza. È recidivo, il muratore, e questo ha finito per costargli caro. Il 13 gennaio del 2009, il primo grado del processo, a Savona, si chiude con una condanna a dieci giorni di arresto e 500 euro di multa senza sospensione condizionale. L'appello (23 dicembre 2009) conferma la sentenza di Savona e la condanna diventa definitiva il 30 marzo del 2010. Passano i mesi, altri due anni, e il 28 maggio del 2012 (con notifica del provvedimento all'avvocato difensore l'11 giugno successivo) l'ufficio esecuzione della Procura sospende l'esecuzione della pena.
L'avvocato di V.E. fa quindi istanza al giudice di sorveglianza di Genova che al suo assistito vengano concessi o la detenzione domiciliare o l'affidamento in prova ai servizi sociali. Istanza, però, che viene respinta e il 26 marzo del 2013 l'ufficio esecuzione della Procura di Savona ne prende atto, revoca la sospensione dell'esecuzione della pena. È il passo che precede l'ordine di carcerazione che a EV. è stato notificato domenica scorsa.
Vicenda chiusa per la giustizia ma che fa riflettere. "Un'anomalia del nostro sistema giudiziario - dice Michele Lorenzo segretario regionale del Sappe il sindacato autonomo degli agenti penitenziari -. In un caso del genere, con una persona oltretutto malata, bisogna evitargli il carcere. Non dimentichiamo cosa costa un detenuto, 150-170 euro al giorno. E vogliamo proprio credere che con quei 10 giorni di reclusione, il carcere abbia assolto al suo compito che è quello della rieducazione?". Intanto oggi V.E. andrà a fare la chemio in ospedale. Ammanettato e scortato dagli agenti.










