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di Sem Galimberti

labarcaeilmare.it, 28 ottobre 2026

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha ammesso che il sistema carcerario minorile è effettivamente in sofferenza e ha prospettato la necessità di ampliare la capienza della detenzione giovanile anche costruendo nuove carceri. Il governo Meloni sta favorendo questa prospettiva “sicuritaria” con i decreti che giungono a pioggia, sotto l’incalzare delle proteste a seguito delle accentuazioni dei media sulle notizie delle seppur condannabili violenze nei cortei di protesta. Credo di avere qualche titolo per ragionare intorno alle carceri minorili. Per due anni, all’inizio degli anni Settanta, ho lavorato come educatore nel carcere minorile Beccaria di Milano. Da studente universitario alla Cattolica, avevo la necessità di mantenermi agli studi con qualche impiego remunerativo.

Sono stato assunto dall’Amministrazione Carceraria dopo regolare esame di ammissione. Sono stato subito proiettato nell’edificio fatiscente che, a quei tempi, era ancora dislocato davanti a San Vittore: attraversando la strada si passava direttamente al carcere degli adulti. Tutto era fatiscente: le camerate nel sottotetto polveroso, nessuna aula di scuola, un magazzino coi topi, un minuscolo cortiletto cinto da alte mura, un refettorio con panche di legno e fori rotondi sulla tavola per ospitarvi le scodelle.

Il carcere di Baggio. Cattedrale nel deserto - Intanto si costruiva il nuovo carcere minorile a Baggio, periferia della città, in mezzo ai campi che presto sarebbero diventati condomini invivibili. Una cattedrale nel deserto. Un anno dopo ci siamo trasferiti qui, con la speranza che i nuovi ambienti potessero delineare una nuova forma di trattamento carcerario. Si era ai tempi del movimento generato dall’esperimento di Basaglia basato sull’apertura dei manicomi e sull’apertura dei luoghi di cure cosiddette riabilitative… Ma non è stato così. Lavoravo per otto ore al giorno con qualche turno festivo: quattro ore con i ragazzi e quattro ore di laboratorio artistico sempre accompagnato come un’ombra dalla guardia carceraria.

Accanto alla mia aula c’era quella di un’officina, dove i ragazzi avrebbero potuto imparare una professione, ma gestita da sole guardie carcerarie per garantire la sicurezza nell’utilizzo degli strumenti di lavoro. In realtà, qui i ragazzi di nascosto si costruivano gli “spadini” per aprire le portiere delle automobili e rubare le autoradio. E chi erano questi carcerati giovanissimi? I figli degli immigrati dal sud, intere famiglie italiane che arrivavano nel triangolo industriale per cercare lavoro, sradicati abitanti delle anonime periferie urbane, con tanti figli che non finivano mai la scuola dell’obbligo e vivevano in strada. Reati minimi. Ragazzi semianalfabeti che erano preda di losche figure adulte.

Una scuola di vita - Non sono riuscito a laurearmi ma per due anni sono stato cooptato in una vera scuola di vita. Ho continuato a seguire a distanza le vicende del Beccaria: da Istituto di rieducazione a Istituto solo carcerario, come più volte ha sottolineato il famoso mitico cappellano di quei tempi, Don Gino Rigoldi. Ci sono state rivolte, incendi e tentativi di evasione di massa, repressioni feroci ed eliminazione di tutti gli altri servizi educativi. Pochi anni fa 13 agenti della Polizia sono stati arrestati nell’ambito dei presunti maltrattamenti e torture nel carcere minorile Beccaria e al “Ferrante Aporti” di Torino. “Le mele marce”, così si liquida la faccenda negli alti gradi della gestione della sicurezza. Nel maggio scorso la direttrice odierna del Beccaria, Eleonora Cinque, ha dichiarato alla stampa: “Il tetto dell’istituto è da rifare, ventole a soffitto non funzionano, la palestra è inutilizzabile, abbiamo chiuso il campo di calcio e la piscina. Le procedure e i bandi procedono con lentezza indicibile. Facciamo appello all’attenzione dei privati”.

La stretta sicuritaria su maranza e baby gang, fatta di arresti e detenzioni, mostra in questi giorni il fallimento del trattamento verso i figli di nessuno, quelli che hanno fragilità psicologica, dipendenza, analfabetismo di ritorno, vuoto di valori, rabbia e impulsività. È il fallimento organizzativo e gestionale di una fascia importante della popolazione che diminuisce sempre più. È anche il fallimento del sistema penale minorile, come di quello degli adulti. Non ci resta che combattere contro la selezione scolastica, per i diritti di cittadinanza e il potenziamento delle strutture del volontariato sociale e umanitario, l’attenzione alle politiche giovanili, la giustizia riparativa, la regolarizzazione degli immigrati, la prospettiva di un effettivo disarmo…visto che lo stato risponde con l’inasprimento delle pene nelle fatiscenti strutture di detenzione.