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di Giacomo Gambassi

Avvenire, 19 dicembre 2025

La gente chiede pace e i governanti aumentano le spese militari. “Mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. Ed è un grido contro il clima bellicistico e le derive “guerrafondaie” che contaminano le nazioni quello che si alza da Leone XIV. Ma è anche un invito al coraggio della fiducia che vince la paura. Perché “la pace esiste, vuole abitarci”, assicura il Papa. Anche in “un tempo di destabilizzazione e di conflitti”. Un tempo, ammonisce il Pontefice, che non considera “scandaloso” che “si faccia la guerra per raggiungere la pace”. Un tempo che ritiene “una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze”. Un tempo in cui si giustifica la folle corsa al riarmo con la scusa del nemico, in cui a scuola e sui media si lanciano “campagne di comunicazione e programmi educativi” che “trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”, in cui si assiste a un “processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane”. Un tempo in cui, con “forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio” si vuole “trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata”. 

La denuncia di Leone XIV è netta. E le sue parole inequivocabili. Il mondo è immerso in “una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà”, scrive il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale della pace che si celebra il 1° gennaio. Primo messaggio del Pontefice americano per l’appuntamento istituito da Paolo VI. E messaggio che in modo significativo viene diffuso anche in russo e in ucraino dalla Sala Stampa vaticana. Come tema, vengono riprese alcune delle espressioni usate da Leone XIV nel suo saluto dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro il giorno della sua elezione: “La pace sia con tutti voi: Verso una pace “disarmata e disarmante”. C’è un desiderio di fraternità che sale dal basso, fa sapere il Papa. Non sono “poche, oggi, le persone col cuore pronto alla pace” anche se “un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli avvenimenti, sempre più incerto”. Ma chi ha in mano le sorti dei popoli imbocca un’altra direzione. Come dimostra la “logica contrappositiva” sul piano politico che sta andando “molto al di là del principio di legittima difesa” e che “è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità”. Tutto ciò si traduce in “ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentate da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui”. Inoltre “la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”. Leone XIV non cita “casi” particolari: ma, ad esempio, il suo monito può essere letto anche come un j’accuse alla politica di riarmo varata dall’Unione Europea e dai Paesi del continente.

Il Pontefice riporta anche i numeri: “Nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del Pil mondiale”. Questo si porta dietro persino “un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime”, si promuovono iniziative che “diffondono la percezione di minacce” in perfetto stile interventistico. Inoltre, avverte il Papa, “constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati”.

Da qui il richiamo: “Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione”. Poi il Papa attacca le politiche anti-negoziali: perché le trattative vengono smentite “purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali”. Accade da Gaza al sud del Libano, Paese che Leone XIV ha visitato nel suo primo viaggio apostolico. E da Leone XIV giunge anzitutto una strenua difesa dell’Onu.