di Claudia Guasco
Il Messaggero, 5 ottobre 2025
Finalmente. La stanza dell’amore nel carcere di Padova inserisce l’Italia in un quadro normativo europeo e internazionale nel quale misure di questo tipo già esistono. Ci porta anche in un ambito di legalità costituzionale che non è un’iniziativa meritoria, ma deriva da una sentenza che obbliga il sistema a uniformarsi. Purtroppo non accade ovunque, nelle nostre visite verifichiamo che in alcuni istituti si sta ragionando sulla creazione di questi spazi, in altri non ci si pensa nemmeno. È un traguardo importante anche se difficile da raggiungere, Padova dimostra che si può fare”, riflette Alessio Scandurra, coordinatore dell’Osservatorio Antigone sulle condizioni di detenzione.
Quali sono le resistenze?
“Per tanti anni l’affettività dietro le sbarre è stata considerata un tabù. Per la Polizia penitenziaria la gestione viene considerata una un aspetto degradante della propria professionalità. Ma è un fatto puramente culturale. È normale che il carcere debba farsi carico delle necessità quotidiane e pratiche di un detenuto, bisogni minuti come un materasso da cambiare o esigenza pratiche, ma anche l’affettività è una dimensione di ordinarietà nell’esistenza di ciascuna persona”.
Parlando con i reclusi la mancanza di contatti è una necessità manifestata?
“A lungo c’è stato un certo pudore nell’affrontare questo aspetto da parte dei detenuti, è difficile trovare le parole giuste. Oggi la questione è più sentita e ci sono aspettative a riguardo. Il punto fondamentale è che quando una persona esce dal carcere ha bisogno di un tetto sopra la testa e di cibo in tavola nel giro di poche ore e la famiglia è il luogo più ovvio deputato all’accoglienza. Purtroppo la detenzione distrugge i legami e questo è anche conseguenza di una frattura nell’affettività”.
Dopo Padova ci saranno altre stanze dell’amore?
“A breve dovrebbe aprire quella nel carcere femminile di Trani. Se in alcuni Istituti le cose cominciano a muoversi, in altri ancora no. Da parte di alcuni direttori si avverte un po’ di fatica, è una novità importante e c’è chi la porta avanti con molta determinazione. Ma ora abbiamo le indicazioni della Corte costituzionale e del Dap, a questo punto il mandato è chiaro. Le resistenze ci sono, poco alla volta bisogna superarle”.










