di Pasquale Vitagliano
Gazzetta del Mezzogiorno, 27 settembre 2020
Quella di Leonardo Sciascia per la giustizia è stata una "terribile" ossessione. Magnifica, invece è la coincidenza, effetto della sospensione indotta dal lockdown, che il ciclo di Letture Massimo Bordin sia partito proprio da Bari.
Lo ha sottolineato Enrica Simonetti, caposervizio Cultura e Spettacoli, della Gazzetta del Mezzogiorno, che ha introdotto e moderato il convegno, ricordando la "collaborazione militante" di Sciascia con il giornale diretto allora da Giuseppe Giacovazzo, il primo direttore della stessa Simonetti. Organizzato dall'Associazione Amici di Leonardo Sciascia e dalla Unione delle Camere Penali Italiane, in collaborazione con la casa editrice Olschki e Radio Radicale, il ciclo "Ispezioni della terribilità: Leonardo Sciascia e la giustizia", è stato aperto venerdì 25 settembre presso la sala del Consiglio regionale della Puglia.
"Finalmente - ha esordito l'avv. Lorenzo Zilletti, responsabile del Centro studi giuridici e sociali Aldo Marongiu - il destino ha voluto che partissimo proprio dalla città dove Sciascia nel 1956 pubblicò Le parrocchie di Regalpetra. Dopo i saluti istituzionali di Fabiano Amati, neoeletto consigliere regionale, e dell'assessore alla Cultura del Comune di Bari, Ines Pierucci, la quale ha espresso la volontà di fare di Bari "una città europea" nel segno di quella "europeizzazione" della cultura italiana auspicata dallo scrittore siciliano, sono intervenuti Alessio Falconio e l'editore, Maurizio Turco, per Radio Radicale, che ha seguito in diretta l'evento.
Che hanno apprezzato l'intuizione dell'Associazione di abbinare le letture, in occasione del prossimo Centenario, con il ricordo della figura di Massimo Bordin (era presente in sala il figlio Pierpaolo), che raccontando quotidianamente le questioni di giustizia, è, di fatto, divenuto il principale divulgatore di Sciascia. A loro ha fatto eco il presidente, Francesco Izzo, ricordando che "la storia dell'Associazione si è da subito intrecciata con quella di tanti padri nobili del partito radicale".
Quindi, riprendendo l'intervento di Luigi Bramato, che ha raccontato come è nata l'iniziativa di dedicare a Sciascia una via o una piazza di Bari, Izzo ha precisato che "questa scelta non è identitaria". "Sarebbe contrario al suo spirito illuminista rivendicare un senso di appartenenza, si tratta invece di condividere un patrimonio di valori, di lasciare una traccia non effimera e non retorica. Sciascia, infatti, appartiene solo ai suoi lettori".
Per la Camera Penale di Bari e l'ordine degli avvocati di Bari hanno portato il saluto l'avvocato, Ebe Antonia Guerra, e l'avvocato Guglielmo Starace. Questi, dopo aver ringraziato per la presenza il procuratore della repubblica di Bari, Giuseppe Volpe, ha esaltato nell'opera di Sciascia l'allarme profetico contro "il terribile potere di giudicare, i rischi di una magistratura autoreferenziale e i pericoli della giustizia mediatica".
Da Milano in streaming è intervenuto il prof. Gianfranco Dioguardi. Prendendo le mosse dal paradigma del "rasoio" di Guglielmo di Ockham, secondo cui "bisogna evitare di dire con molte parole, ciò che si può dire con poche", ha esaltato la capacità di sintesi dell'amico Leonardo e "la sua quasi mistica devozione per la sacralità delle parole, una per una, da non sprecare mai".
In streaming è intervenuto anche Vincenzo Maiello, avvocato e professore dell'Università Federico II di Napoli, il quale ha rivendicato la vocazione liberale dei penalisti formatisi dentro una cultura che mette sempre al centro il diritto contro ogni forma tracotante di potere.
Il tema centrale del "terribile potere di giudicare" è stato così ripreso da Filippo La Porta, critico letterario de La Repubblica, il quale, con una digressione dentro l'inferno dantesco, ha denunciato la struttura inquisitoriale di ogni forma di amministrazione della giustizia. Per questo essa "è sempre in bilico tra la funzione riparatrice della vendetta e l'umana comprensione dell'amore cristiano. Solo il senso del tragico può mettere in equilibrio questa bilancia e la letteratura può aiutarci a cogliere e coltivare questo sentimento".
La Porta è anche ritornato sulla proposta di una Strada per Sciascia. Ed ha suggerito di scegliere un luogo appartato, adatto al suo carattere solitario. Ad esempio nel centro storico, comunque lontano dal mare, che Sciascia non amava, come ha ricordato Bramato. Marco Nicola Miletti, storico del diritto dell'Università di Foggia, attraverso una rassegna molto ricca e precisa, ha ricostruito la figura di Sciascia quale minuzioso storico del diritto, innamorato del documento scritto a mano, in quanto capace di dare luce all'anello debole della catena logica degli accadimenti. Insomma, grazie agli approfondimenti di questo evento, abbiamo avuto la conferma che il pessimismo di Leonardo Sciascia non è affatto passivo e negativo. Come Pascal scommetteva sul bene e riteneva più conveniente credere in Dio, Leonardo Sciascia, nonostante tutto, ha scommesso sull'uomo e ha ritenuto comunque più conveniente puntare sulla giustizia. Sì, "ce ne ricorderemo di questo pianeta".










