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di Francesco Malfetano

La Stampa, 4 ottobre 2025

Ipotesi sanzioni fino a un milione di euro per le mobilitazioni sindacali senza preavviso. Spaccare il fronte sindacale. È l’ossessione che attraversa da ore i palazzi della maggioranza. Non si tratta solo di gestire l’ennesima piazza difficile, ma di indebolire l’avversario considerato in questa fase più temibile: Maurizio Landini. A Palazzo Chigi lo guardano ormai come a un leader del centrosinistra più che a un capo sindacale, accusandolo di aver messo in piedi una “campagna politica” mirata a logorare l’esecutivo. E la risposta che Giorgia Meloni e i suoi stanno preparando è di quelle muscolari: sanzioni più pesanti in caso di scioperi dichiarati illegittimi dalla Commissione di garanzia e una narrazione tutta incentrata sullo smascherare il segretario Cgil davanti all’opinione pubblica. Frenata, almeno per ora, l’ipotesi messa sul tavolo da Matteo Salvini di cauzioni per chi organizza manifestazioni violente.

Il ragionamento parte da lontano. Landini - dicono nei corridoi di governo - ha fallito la mobilitazione economica, non ha sfondato sul referendum, e ora sfrutta il clima internazionale per cavalcare la tensione. Per alcuni ministri sarebbe il preludio a una sua discesa in campo come federatore del cosiddetto “campo largo”. Non a caso, nelle chat dei membri dell’esecutivo tornano a circolare le parole del novembre scorso, quando il sindacalista invitò alla “rivolta sociale”. “Vuole terremotare l’esecutivo”, si ripetono tra loro.

A dimostrarlo ci sarebbero proprio le piazze di ieri, riempite nonostante la Commissione di garanzia abbia chiarito che Cgil e Usb non hanno rispettato il preavviso di dieci giorni previsto dalla legge del 1990. Accusa da cui Landini si difende richiamandosi all’articolo 7, quello che permette eccezioni in caso di protesta per “gravi eventi lesivi della sicurezza dei lavoratori” o in difesa dell’ordine costituzionale. E sostiene che quelle condizioni ci fossero: l’Italia, dice, viola i propri limiti costituzionali sulla pace collaborando con Paesi che non rispettano i diritti umani, e gli italiani a bordo della Global Sumud Flotilla erano lavoratori a rischio. Un’interpretazione, appunto, già bocciata (i sindacati hanno annunciato ricorso) e probabilmente oggetto delle sanzioni da 2.500 a 50mila euro che si comminano in questi casi agli organizzatori.

Troppo poco, secondo l’esecutivo, per fermare il leader Cgil. “Domani potrebbe rifarlo senza grosse conseguenze”, spiegano fonti ministeriali. Ed è qui che scatta la mossa di Salvini. Come preannunciato nel corso del Consiglio dei ministri di venerdì il vicepremier studia un decreto per aggiornare quelle cifre e renderle davvero deterrenti. L’idea - spiegano dai vertici dell’esecutivo - è portare le multe da un minimo di 10mila ad un massimo di un milione di euro.

Non solo: il leghista ragiona su un meccanismo di cauzione preventiva. Chiunque organizzi una manifestazione dovrebbe depositare una somma ancora da quantificare ma modulata in base ai rischi rappresentati dai cortei, e con esenzioni per eventi che nelle edizioni precedenti si sono sempre dimostrati pacifici. A decidere, una commissione del ministero dell’Interno. Una misura che però - avvertono giuristi e pezzi dello stesso governo - rischia di sollevare problemi costituzionali enormi. Lo sa anche Meloni. Per questo, raccontano fonti interne, la premier avrebbe frenato Salvini. Sulle multe, solo momentaneamente, perché convinta che accelerare ora significhi alimentare tensioni di piazza. Sul deposito, invece, per studiarne con esattezza modalità e confini, ed evitare che si vada ad intaccare il diritto costituzionale allo sciopero.

Non a caso, tra i più cauti nell’esecutivo c’è chi immagina un percorso diverso: aprire un tavolo con tutte le sigle sindacali e ragionare sull’aggiornamento delle leggi. L’obiettivo più che normativo è però politico, e sta nella volontà di evidenziare le differenze tra la Cgil di Landini e l’Usb, con Cisl e Uil. Perché a Palazzo Chigi sono convinti che la mobilitazione di ieri sia stata più una scelta personale del segretario generale che una battaglia unitaria. Un’operazione che, paradossalmente, avrebbe secondo il governo limitato il diritto allo sciopero degli altri sindacati. Ecco allora la strategia: usare la rigidità del leader Cgil per provare a dividerlo dagli altri, offrendo magari qualche concessione in legge di bilancio per convincere la Cisl e, soprattutto, la Uil a sfilarsi.

La premier, venerdì sera in Consiglio dei ministri, ha sintetizzato così la linea: lo sciopero può diventare un’occasione. “Voglio sapere quanto costa la mobilitazione”, ha chiesto ai suoi. “Poi lo spiegherò agli italiani”. È il cuore della controffensiva: mostrare ai cittadini non solo l’eventuale violenza delle piazze, ma anche il prezzo economico che lo Stato e le famiglie pagano per la protesta in termini di interruzione di servizi pubblici e relativi disagi. Meloni, insomma, fiuta l’opportunità: se riuscirà a dipingere Landini come un politico travestito da sindacalista, è convinta che la partita potrebbe persino trasformarsi in consenso per la maggioranza.