di Irene Famà
La Stampa, 27 maggio 2025
A Roma manganellato un assessore. L’iter di conversione in legge del Decreto sicurezza, su cui il governo, con il ministro Matteo Piantedosi, ha posto la fiducia, scatena l’indignazione delle opposizioni. E la reazione di piazza con scontri tra manifestanti e polizia. Ieri, alla Camera, il via all’esame del testo contestatissimo nel metodo e nel merito. Quattordici i reati inseriti, nove le aggravanti. E c’è un po’ di tutto: dal blocco stradale (la cosiddetta norma anti-Ghandi), alle misure contro l’accattonaggio fino alla stretta sui delitti compiuti nelle vicinanze delle stazioni o quella contro chi manifesta con l’intenzione di bloccare un’opera pubblica. E ancora. La stretta sulla cannabis, il daspo urbano esteso e la resistenza passiva che potrà essere punita nelle rivolte in carcere. “Così si criminalizza il dissenso”, dicono in tantissimi.
In Parlamento, le opposizioni salgono sulle barricate: “Vergogna, vergogna”. Protestano contro la misura riguardante le detenute madri che, anche con bimbi sotto i tre anni, andranno negli Icam, gli istituti a custodia attenuata, e per quella che amplia ai reati associativi per finalità di terrorismo la non punibilità degli operatori dell’intelligence in caso di autorizzazione da parte della presidenza del Consiglio.
Il testo prevede anche una stretta sulle occupazioni abusive delle case che la premier Giorgia Meloni rivendica con orgoglio: “Dicevano che era inutile, sbagliato, persino disumano. E invece, grazie alle nuove norme introdotte dal decreto sicurezza in Italia sono già stati eseguiti i primi sgomberi immediati di immobili occupati abusivamente”. Pronta la replica. E arriva dal deputato pentastellato Gaetano Amato: “Vi voglio dare un indirizzo per andare a sgomberare qualcuno che occupa illegalmente: via Napoleone III a Roma, c’è Casapound”. Marco Grimaldi, da Avs, aggiunge: “Così Meloni getta benzina sul fuoco”.
Il clima tra maggioranza e opposizione è teso. A difendere il provvedimento, fortemente voluto dalla Lega, il ministro dell’Interno Piantedosi che commenta: “Per noi questo è un provvedimento strategico per valorizzare il lavoro quotidiano delle forze dell’ordine e contiene misure decisive per la sicurezza”. È scontro dentro e fuori dall’Aula. E mentre a Montecitorio va in scena una maratona oratoria contro il provvedimento, in piazza Barberini si registrano tensioni. La rete No Dl Sicurezza ha organizzato un presidio. Prima interventi e slogan, poi un gruppo di manifestanti cerca di raggiungere la Camera. Caschi, volti coperti, per due volte tentano di sfondare il cordone delle forze dell’ordine con bastoni e scudi, ma vengono respinti dalla polizia. In prima linea Luca Blasi, assessore del terzo municipio, tra i promotori dell’iniziativa. “Avanti, andiamo avanti”, incita. Poi, per un attimo, cerca il dietrofront: “Non lanciate nulla. Basta con i bastoni”. Finisce contuso: “Sono stato colpito con una manganellata”. Una decina di minuti di tafferugli. Infine la chiamata per il corteo del 31 maggio: “Saremo tantissimi. Questo è solo l’inizio”.
In aula prosegue il dibattito. Qui “si mettono in discussione diritti fondamentali come quello al dissenso”, accusa il Dem Paolo Ciani ed è l’opinione di tutti gli esponenti di minoranza. Critiche, anche, per le modalità con cui si è arrivati all’esame del testo. Per oltre un anno, infatti, dal 22 gennaio 2024, il Parlamento ha discusso un disegno di legge, che poi è stato accantonato e il Consiglio dei ministri ha scritto un decreto per accelerare i tempi.
Oggi alle 18 si voterà la fiducia e poi le opposizioni si preparano a una battaglia con gli ordini del giorno che potranno far allungare i tempi di approvazione finale del decreto (che poi dovrà andare al Senato). Intanto, oltre alla protesta nelle università e di un gruppo di costituzionalisti che hanno firmato una lettera contro il provvedimento, proseguirà il digiuno a staffetta di protesta indetto da alcune associazioni e sindacati.











