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di Irene Famà

La Stampa, 10 febbraio 2025

La maggioranza incalza dopo l’apertura dell’Anm: “Ora revochino lo sciopero”. Dopo mesi di incomunicabilità (e anche scontri), toghe e governo sembravano voler scendere dal ring. E puntare al dialogo. O almeno provarci. Il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi propone un incontro alla premier. E Giorgia Meloni non solo accetta e si dice pronta al confronto ma, raccontano i bene informati, chiede anche ai suoi di smorzare i torni. Ieri però il percorso si complica di nuovo. Pronti al dialogo, sì. Ma la riforma della giustizia non si tocca: ecco la linea dell’esecutivo. Pronti al dialogo, sì. Ma la riforma non va bene e lo sciopero annunciato per il 27 febbraio resta: ecco la posizione dei magistrati. Un empasse. Per raccontare l’ennesimo atto della battaglia governo-magistrati bisogna seguire l’ordine cronologico.

L’altro ieri l’Anm elegge come nuovo presidente Parodi che propone un incontro alla premier. Lei accetta. E anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sceglie una posizione conciliante: “Potrebbe aprirsi una stagione di rinnovato confronto”. Idillio breve. L’Anm conferma la protesta e il Comitato direttivo centrale invita “tutti i colleghi ad indossare la coccarda tricolore durante tutte le udienze civili e penali da qui allo sciopero”. Si torna a discutere. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, attacca: “Tre consigli: i magistrati revochino questo sciopero eversivo. Se non fosse possibile, lavorino di più, per far rilevare la differenza tra l’eventuale sciopero e le giornate di lavoro, che non appaiono caratterizzate da ritmi - apprezzabili e sembrano un simil sciopero permanente. Se proprio devono indossare una coccarda se la mettano rossa, così confermeranno la loro natura di avanguardia militante della sinistra politica. Povera Italia”. Anche Enrico Costa, deputato di Forza Italia e membro della commissione giustizia alla Camera, abbandona la cortesia. “Dall’Anm c’è una chiusura totale e assoluta alla riforma”, dice. “Il governo non si farà risucchiare in una finta trattativa”. E ancora: “La coccarda? Scrivano sopra a chiare lettere a quale corrente appartengono”.

Nel botta e risposta arrivano anche le opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte è provocatorio. “Alla giustizia per i cittadini comuni chi ci pensa? Di certo non Meloni e Nordio. Due cose le hanno fatte: un’app non funzionante per il processo telematico penale e una riforma che fa scappare criminali e spacciatori, che vengono avvisati prima di essere arrestati. Un trionfo”. Gli fa eco il deputato di Avs Angelo Bonelli. Definisce la destra “ipocrita. Parla di dialogo, ma nei fatti ha respinto tutti gli emendamenti dell’opposizione sulla riforma della giustizia. Il vero obiettivo del governo è delegittimare l’autorità giudiziaria”.

Discutono toghe e governo. E discutono all’interno dell’Associazione nazionale magistrati. Con una nuova composizione: dopo oltre vent’anni hanno vinto le toghe di destra. Ieri mattina, durante il comitato, dalle fila di Magistratura indipendente avanzano qualche riflessione sull’opportunità di sospendere lo sciopero prima dell’incontro con la premier. Il neopresidente ribatte più o meno così: “Non avrebbe alcun senso. Lo sciopero si revoca, se il giorno prima revocano la riforma”. Qualcuno, poi, sembra aver storto il naso davanti a quell’incontro chiesto alla premier e annunciato davanti ai giornalisti senza prima confrontarsi con la giunta. Parodi si scusa. Una risposta, però, l’ha ottenuta. Così da poter “spiegare una volta di più con chiarezza, fermezza, lucidità e senza nessun cedimento quelle che sono le nostre ragioni soprattutto di cittadini e anche di magistrati”. Il senatore Gasparri torna all’attacco. “Pessimo esordio. Non ci faremo intimidire”. Prove di dialogo, si diceva. Troppo presto per andare in scena insieme.